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Consigli per il GapYear in Corea
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Dal lavoro sociale a fumettista di webtoon – Yang Areum

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56ª tribù Gap Year — GapperYang Areum

Periodo del gap year: 2013–2015

Un gap year: lasciare il lavoro sociale per diventare autrice di webtoon

Attualmente, in Corea del Sud,

Ogni anno 60.000 studenti delle scuole medie e superiori abbandonano gli studi; 346.000 persone ventenni sono inattive perché non hanno sogni e, entro un anno dall’assunzione, il tasso di turnover ha raggiunto il 40%,il 75% degli universitari non è soddisfatto della vita universitaria e oltre l’80% dei lavoratori dichiara di non sentirsi felice.Molti dicono loro di sognare, ma per affrontare questo problema, che è privo di metodi pratici e di supporto,vogliamo introdurre il «gap year» in Corea del Sud.

«Gap year (Gapyear)»È un periodo in cui si possono alternare o sospendere temporaneamente gli studi e il lavoro e, attraverso attività diverse come volontariato, viaggi, tirocini, formazione e startup,definire la propria direzione futura: è una cultura incoraggiata negli Stati Uniti, in Europa, in Giappone e altrove.

*Visita il sito di Gap Year per scoprire tante esperienze diverse!(Clicca)

 

Un’assistente sociale che si è dimessa perché voleva condividere la storia che aveva dentro ed esprimersi

Lavoravo come assistente sociale. Quando ho iniziato l’università, studiare servizio sociale mi piaceva moltissimo. Esiste un giuramento per gli assistenti sociali e leggerlo mi faceva sempre battere forte il cuore. Mi piaceva davvero incontrare le persone. Così, senza prendermi una pausa dagli studi, ho trovato lavoro poco prima di laurearmi e ho iniziato a lavorare nel settore del servizio sociale a 23 anni.

Un giorno, mentre facevo un colloquio con un’assistita e ascoltavo gli alti e bassi della sua vita, alla fine mi sono ritrovata a piangere senza riuscire a fermarmi. Ripensandoci, credo che confrontarmi con le dure realtà della vita di persone più o meno dell’età dei miei genitori, senza avere molta esperienza personale, e cercare di risolverne i problemi mi abbia esaurita mentalmente. All’università impariamo le competenze pratiche della professione, ma credo di essere una persona che empatizza molto profondamente.Durante gli anni universitari facevo volontariato ogni volta che potevo e pensavo che mi stesse formando, ma per un po’ mi sono colpevolizzata, convinta di non aver approfondito abbastanza allora il lato più interiore del lavoro sociale.

E il motivo decisivo per cui ho preso la mia decisione è stato questo:Quando si fa un lavoro normale, si finisce inevitabilmente per esprimere meno la propria individualità. Per me era davvero doloroso. Volevo liberare ed esprimere qualcosa, raccontare la storia che avevo dentro… Pensavo: «Non posso invecchiare così!». Inoltre, immaginavo che sarebbe stato difficile affrontare sfide del genere una volta avuta una famiglia di cui prendermi cura.

▲ Un dipinto che ho realizzato e venduto durante il mio gap year

Così ho deciso di provare sul serio a fare qualcosa che mi permettesse di esprimermi. Mi sono ricordata che ogni tanto scarabocchiavo dei disegni e li pubblicavo sui social, e che piacevano alle persone. Mi chiedevo vagamente come sarebbe stato diventare una persona che disegna o inventa storie. Ci ho pensato a lungo.

Non doveva essere una cosa da cui scappavo solo perché era difficile. Una come me, senza talento, poteva mantenersi inventando storie? Me lo chiedevo anch’io. Dopo diversi mesi di riflessioni, ho deciso di dimettermi. Pensavo che avrei dovuto prepararmi prima di lasciare il lavoro, ma in quel periodo non avevo la lucidità necessaria. Nel lavoro sociale si facevano molti straordinari, quindi non avevo davvero tempo per prepararmi (ah ah).

# Ero molto preoccupata, quindi ho deciso di cominciare vedendo, imparando e facendo quante più esperienze possibili!

Avevo i risparmi che avevo accumulato con impegno mentre lavoravo (li avevo messi da parte per il matrimonio, ma alla fine sono diventati il capitale iniziale per trovare il mio sogno!) e la liquidazione. Durante il gap year mi sono mantenuta facendo lavoretti e lavori occasionali.I miei genitori ci hanno insegnato che, dopo la laurea, la vita era interamente una nostra responsabilità, e mi sembrava giusto; così continuavo a cercare modi per coprire le spese. Come ho detto prima, non avevo seguito un percorso di preparazione specifico per la vita dopo aver lasciato il lavoro. Il mio atteggiamento era: vediamo, impariamo e facciamo tante esperienze diverse!

Perciò, desiderosa di riempirmi la testa di nuove idee, ho cercato vari corsi e alla fine mi sono iscritta a corsi di narrazione. Ho anche cominciato a cercare scuole d’arte. Sentivo di non avere praticamente alcuna base e il mio progetto di unire disegni e storie mi sembrava troppo vago. Ho consultato accademie di belle arti, scuole che formavano autori di libri per bambini e laboratori amatoriali, e, dato che mi mancavano le basi, ho pensato che avrei dovuto frequentare un laboratorio per un po’. Oggi ci sono molti corsi brevi di qualità, così ho partecipato anche a eventi come «Meet the Designer».

▲ Spazio di lavoro

Sono una persona che si preoccupa moltissimo, quindi probabilmente agli occhi di chi mi stava intorno sembravo piuttosto precaria (ah ah). I problemi principali sono le difficoltà economiche e l’ansia per il futuro. Quando smette di arrivare uno stipendio regolare, è davvero snervante. Arriva il momento in cui bisogna rinunciare alle cose che si era abituati a mangiare, comprare o fare. In realtà, è ancora così. Perciò, quando lavoravo, mi buttavo a capofitto nel lavoro (ah ah) e ho sviluppato l’abitudine di impegnarmi e risparmiare.

Quando lavoravo, se vedevo un bel capo lo compravo senza pensarci troppo o mangiavo quello che desideravo, ma con un reddito limitato non si può fare. Ci pensavo a lungo e spendevo solo per le cose necessarie. D’altra parte, non esitavo a spendere per mostre o conferenze. Le consideravo investimenti per il futuro e spese che valevano chiaramente la pena. A volte mi sentivo patetica e mi chiedevo perché lo stessi facendo; era dura, ma tutto ciò che ho affrontato finora è dovuto a questo. I sogni sono importanti, ma bisogna avere un reddito sufficiente per vivere.

Credo che quasi tutti vivano con l’ansia per il futuro. A volte, condividere queste paure con gli amici o la famiglia e sostenersi a vicenda può aiutare.

# Non sapevo nemmeno usare Photoshop, ma sognavo di diventare un’autrice di webtoon!

Così ho lasciato il lavoro, ho trascorso circa un mese nella mia città natale, poi ho fatto i bagagli e mi sono trasferita a Seul. Per fortuna, una cara amica mi ha sostenuta nel mio percorso alla ricerca di un sogno, così ho abitato da lei pagando solo una parte delle spese. Per circa un anno ho fatto con entusiasmo lavoretti, assistito a molti spettacoli e mostre e frequentato corsi di narrazione e laboratori per fare esperienze diverse. Ho anche lavorato nella sede della campagna elettorale di un politico che sostenevo.Sono state tutte esperienze positive. Le attività formative sono state preziose, ma lo è stato soprattutto incontrare persone che conducevano vite diverse.

Facevo il turno di apertura in una panetteria, dove lavoravano tanti giovani con storie molto diverse. Ho ascoltato anche i racconti di amici che si trovavano in situazioni simili alla mia. Lavorare alla campagna elettorale di un politico che sostenevo è stata un’esperienza particolarmente insolita. Ripensandoci, ho capito che l’esperienza maturata come assistente sociale non si può scambiare con niente. Dopotutto, non è facile entrare nella vita di qualcuno.

▲ Webtoon per migliorare la percezione delle persone senza dimora, pubblicato sulla rivista Big Issue

Dopo circa un anno, ho pensato che fosse arrivato il momento di preparare sul serio un webtoon. Così, facendomi coraggio, sono andata da sola a Yongsan e ho comprato una tavoletta grafica. Non sapevo affatto usare Photoshop: era come partire da una pagina bianca. Da quel momento ho imparato da autodidatta cercando informazioni su Internet. Pubblicavo fumetti un po’ impacciati e, all’inizio, ne parlavo con le persone che conoscevo e preparavo per loro piccole illustrazioni incorniciate. Poi, in qualche modo, hanno cominciato ad arrivarmi dei lavori.

In realtà non è andato tutto bene. A un certo punto, dopo aver visto le opere di persone davvero esperte, mi sono sentita patetica e avevo così paura del futuro che mi sono isolata a casa dei miei genitori. Piangevo ogni notte ed ero così depressa da non riuscire a fare nulla. Passavo molte notti sveglia fino all’alba, ma un giorno ho sentito una moto fuori. Il rumore si presentava ogni giorno alla stessa ora, molto presto. Forse era qualcuno che andava al lavoro. In quel momento ho pensato all’improvviso: ci sono così tante persone che si danno da fare per vivere; io che cosa sto facendo?

Mi sono alzata e sono uscita nel giardino curato da mio padre; i fiori di campanula erano sbocciati magnificamente ed erano coperti di rugiada. Dopo averli visti, sono rientrata e mi sono addormentata. Quando mi sono svegliata, decisa a fare qualcosa, mi sono seduta e ho cominciato a disegnare; stranamente, hanno iniziato ad arrivarmi dei lavori. Ho cominciato a realizzare newsletter aziendali e webtoon interni, e ho anche inviato opere a piccole mostre.Così ho deciso di cercare attivamente lavoro e sono tornata a Seul. Il primo progetto che ho realizzato lì è stato un webtoon per migliorare la percezione delle persone senza dimora; i miei studi e la mia esperienza lavorativa mi sono stati molto utili. Ho collaborato con esperti di vari settori e abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti. È stato persino pubblicato sulla rivista Big Issue.


Durante il mio gap year, vivendo a contatto con le persone e incontrandole, ho capito che mi piace esprimermi e raccontare storie. Ho anche scoperto quali erano le storie principali che volevo raccontare. In un mondo pieno di notizie spaventose e storie sensazionalistiche, volevo provare a raccontare storie tranquille, delicate e senza sensazionalismi. Visto che ci sono tante persone che realizzano opere eccezionali e trame ben costruite, ho pensato che andasse bene anche per una come me raccontare storie un po’ impacciate e gentili.Così, speravo che chi le avesse lette si sentisse a proprio agio e felice.

Quando i miei pensieri sono arrivati a questo punto, mi è venuto all’improvviso in mente che il motivo per cui inizialmente volevo laurearmi in servizio sociale era lo stesso.«Ah, voglio fare qualcosa per rendere felici le persone». All’epoca pensavo che realizzare quel valore significasse lavorare nel servizio sociale, ma crescendo ho capito che mi piaceva esprimermi. Credo che, attraversando un gap year, sia arrivata fin qui.

# Momenti felici e difficili, in cui ho imparato a comprendere vite diverse

▲ Mostra di webtoon

Ripensando al momento più felice del mio gap year, mi viene in mente il periodo poco dopo aver lasciato il lavoro, quando andavo in laboratorio e mi concentravo davvero sul disegno. Avevo aperto la panetteria al mattino ed ero esausta, ma la lezione in laboratorio era la sera. Di solito mettevano musica tranquilla, ma all’improvviso è partita la colonna sonora di un film che adoro. Era estate e indossavo una maglietta a maniche corte; in quel momento mi è venuta la pelle d’oca.Stavo disegnando, una cosa che amo, e in più era partita la mia musica preferita. Ho pensato: «Wow, sono davvero una persona felice».

E ogni settimana ci sono momenti felici. Sono ancora a livello amatoriale, ma è stato davvero emozionante caricare il mio fumetto «Lumi Inside» su Best Challenge di Naver.Ero esausta dopo aver passato diversi giorni di fila seduta a lavorare, ma dopo aver caricato il fumetto ero così felice che non riuscivo a dormire. Continuavo ad aggiornare la pagina per leggere i commenti e sorridevo come un’idiota, finché alla fine mi sono addormentata a notte fonda.

Ci sono stati molti momenti difficili. I problemi economici sono inevitabili. Un giorno ho portato un conoscente più giovane in una piccola trattoria locale di spaghetti e abbiamo mangiato bene, ma quando ho provato a pagare con la carta, il pagamento è stato annullato perché non c’era abbastanza saldo. Il proprietario, che fino a un attimo prima sorrideva gentilmente, si è bloccato di colpo e ha detto che non c’erano soldi. In quel momento ho pensato: sognare e basta non ti dà da mangiare. Devo guadagnare anch’io (ahaha). In famiglia sono la figlia maggiore, e la cosa più difficile è sentire di non riuscire a svolgere bene il mio ruolo. Le mie coetanee fanno bei regali ai genitori e viaggiano con loro, ma io ancora non posso farlo. I miei genitori si preoccupano molto, ma continuano comunque a leggere i miei fumetti e a darmi consigli.

Dal punto di vista professionale, oggi ci sono tantissimi creatori incredibili e ogni volta che li guardavo mi scoraggiavo. Mi chiedevo se il mio talento fosse troppo mediocre. Dopo aver passato diversi giorni a sprofondare nello sconforto, alla fine ho trovato conforto nel sapere che ci sono persone a cui piacciono i miei fumetti e che devono esserci persone a cui interessano storie come le mie. Mi sono detta che, se mi impegno e miglioro rispetto al giorno prima, più persone scopriranno le mie storie.Ci sono giorni in cui sono piena di speranza e altri in cui sprofondo nello sconforto.


Per me, il cambiamento più grande dopo il mio anno sabbatico è stato incontrare e arrivare a comprendere tanti stili di vita diversi.Certo, si incontrano persone ovunque, ma io ho fatto esperienza del lavoro d’ufficio, svolto lavori part-time, lavorato a una campagna elettorale e condiviso uno studio, entrando in contatto con altri artisti...

La maggior parte dei miei amici d’infanzia ha iniziato a lavorare subito dopo la laurea, si è sposata e ha costruito una famiglia felice. Gli amici che ho conosciuto durante o dopo il mio anno sabbatico lavorano in vari settori: alcuni sono liberi professionisti o hanno avviato un’attività. Sono felice di conoscere tutte queste persone. Poter osservare e comprendere modi di vivere diversi è una benedizione. La cosa buffa è che questi amici si invidiano a vicenda le rispettive vite (ahaha).

# Avvicinati a me, che sono stata e sarò la mia amica più longeva, e ascolta quella voce

▲ Il giorno in cui ho firmato il mio primo contratto come artista di webtoon

Dopo tutte queste esperienze, ora lavoro come artista di webtoon e formatrice professionale. Pubblico a puntate su Naver Best Challenge Comics «Lumi Inside», un leggero fumetto sul benessere olistico, e realizzo anche webtoon aziendali, per campagne, promozionali e introduttivi per aziende, organizzazioni e istituzioni di assistenza sociale. Grazie alla mia esperienza in ufficio, ho un vantaggio nel comunicare con i referenti delle aziende.Lavorando come libera professionista, devo occuparmi da sola di tante cose, come la contabilità e i contratti, e mi è utile anche l’esperienza amministrativa maturata quando lavoravo come assistente sociale.

Avendo molto da dire sul mondo del lavoro, tengo anche incontri sulle professioni per gli studenti delle scuole medie e superiori. Parlo della vita da assistente sociale e di quella da artista di webtoon. Sto anche cercando di individuare e sviluppare il punto d’incontro tra l’assistenza sociale e i webtoon, le due cose che amo.

▲ Un biglietto da visita che ho disegnato io

Mentre imparavo Photoshop buttandomici a capofitto, ci ho pensato. Alle medie e alle superiori si usa Photoshop per ritoccare le foto e creare immagini carine, no? Mi chiedevo perché non mi fossi mai interessata a quelle cose e provavo uno strano fastidio verso la me stessa più giovane. Non credo avessi hobby ben definiti allora, e pensavo che mi sarebbe stato utile imparare quelle cose osservando gli altri mentre le facevano.Comunque, credo che non esistano esperienze prive di significato. Anche quelle che oggi ti fanno pensare «ma che cos’è?», se le vivi attivamente, un giorno potrebbero tornarti utili. E se c’è qualcosa che vuoi fare, gridalo ai quattro venti! Spesso sono proprio i legami inaspettati a darci una mano.

Inoltre, voglio dire che un sogno non deve per forza essere grandioso o allontanarsi da una vita ordinaria. E non deve necessariamente riguardare una carriera.Andare diligentemente al lavoro e costruirsi una famiglia è anch’esso un sogno meraviglioso. Spero che chi lavora con costanza e si prepara al futuro non venga liquidato come apatico o privo di sogni. Lo stesso vale per la situazione opposta.

Anche se la realtà è dura, spero che non consideriamo irrealistiche o irresponsabili le persone che si mettono coraggiosamente alla prova per i propri valori.Alla fine, la scelta spetta alla persona, e ognuno ha un temperamento molto diverso. Anche i contesti in cui vivono sono diversi. I sogni cambiano nel corso di una vita lunga, perciò sarebbe bello rispettare i sogni altrui. Penso che ognuno scelga l’opzione migliore tra quelle a sua disposizione in quel momento. Sarebbe bello conoscere la me stessa che è stata e sarà la mia amica più longeva e ascoltare quella voce, così da fare una buona scelta.

 

 

 

«I 100 che hanno fatto un anno sabbatico» non è un mentore che si vede in TV o nei libri.Sono storie di persone che hanno fatto un passo un po’ prima di me e hanno avuto un po’ più coraggio.Ci auguriamo che le storie di 100 persone che si sono trovate in situazioni simili e hanno affrontato preoccupazioni analoghe possano offrire un piccolo aiuto quando vi troverete davanti a decisioni importanti.

Accogliamo sempre con piacere segnalazioni e candidature per «I 100 che hanno fatto un anno sabbatico».

Lasciate un commento o un messaggio, oppure scrivete alla nostra responsabile marketing, Da-young Choi (choi@koreagapyear.com)!

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