Nome: O Gi-beom
Situazione al momento della partecipazione: disoccupato
Lavoro attuale: insegnante in un’accademia privata
Periodo di pausa: settembre 2012 – agosto 2013 (12 mesi in totale)
Paesi / città visitati: 31 paesi / 123 città
D. Ci racconti cosa l’ha spinta a prendersi un anno sabbatico e come si è preparato.
R. Il mio sogno era diventare insegnante. Mi sono laureato in didattica della lingua coreana e ho studiato duramente per prepararmi all’esame di abilitazione all’insegnamento. Ma superarlo non era facile. Ho lavorato per circa tre anni come insegnante con contratto a tempo determinato ed ero davvero felice, ma conciliare il lavoro e lo studio era difficile. Alla fine, ho deciso di dedicare un anno allo studio, con l’idea di superare presto l’esame e raggiungere quel posto meraviglioso.
Quel maggio, mentre studiavo, sono andato sull’isola di Jeju per schiarirmi le idee. Camminando lungo un sentiero deserto tra gli oreum (coni vulcanici), sentendo il calore del sole e la brezza rinfrescante, ho provato qualcosa che mi ha fatto battere forte il cuore e accelerare il polso. Era un altro sogno che avevo dimenticato: girare il mondo, fare il giro del mondo. L’emozione travolgente di quel momento mi ha fatto capire ciò che desideravo davvero. Così ho deciso di muovere i primi passi verso il mondo.
D. Ci racconti le sue esperienze durante l’anno sabbatico.
R. Avevo trentatré anni. Finalmente, ho iniziato il mio viaggio intorno al mondo. Quando un sogno diventa realtà, mille pensieri ti attraversano la mente, ma una cosa sola contava: in quel momento ero davvero felice. Incoraggiato e sostenuto da tante persone, mi sentivo più forte e camminavo con passo leggero.

ⓒKorea Gapyear
La mia prima, attesissima destinazione era l’India. Desideravo visitarla fin dai tempi del liceo e ci sono voluti 15 anni per arrivarci finalmente. L’India, dove persone diverse danno vita a una cultura unica, era la meta per eccellenza del viaggio intorno al mondo. Ho dovuto sopportare il caldo, contrattare con i venditori che cercavano di farmi pagare troppo e fare attenzione al cibo a causa delle scarse condizioni igieniche. Una volta ho preso un’infezione intestinale per un bicchiere di succo comprato per strada e ho passato diversi giorni aggrappato al water. Ma, considerando tutto questo come parte delle divertenti avventure che un viaggio riserva, non potevo fare altro che godermelo.

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Dopo aver lasciato l’India, ho scalato l’Annapurna, sull’Himalaya nepalese, e quando sono andato in Pakistan mi hanno emozionato la bellezza della natura e la cordialità delle persone. In Turchia mi sono innamorato del cibo delizioso, mentre in Europa ero così entusiasta che non riuscivo a credere di trovarmi davvero nei luoghi che avevo visto solo sui libri di testo. Il mondo è vasto e c’è così tanto da vedere.

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Quando sono arrivato nel continente africano, ho provato una strana miscela di tensione ed eccitazione. Nel Serengeti, in Tanzania, sono rimasto senza parole, limitandomi a contemplare con stupore la maestosità della natura. Il Sud America, dove sono ancora presenti molte tracce della cultura spagnola, era un mondo completamente nuovo. Persone piene di passione, cibo delizioso e natura sconfinata... Ero grato e felice, come viaggiatore, di poter arrivare fin qui.

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A volte, viaggiando da solo dall’altra parte del mondo, sentivo una profonda solitudine e mi chiedevo cosa fosse la vera nostalgia; mi veniva da piangere pensando alla mia famiglia, che si fidava di me e mi aspettava. Per me, il viaggio intorno al mondo è stato ricco di esperienze diverse ed è stato un periodo insostituibile, che mi ha permesso di riflettere sulla mia vita passata e di progettare il futuro.

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D. Che cosa è cambiato dopo l’anno sabbatico o che cosa ne ha ricavato?
R. Ho acquisito la sicurezza di poter vivere senza rimpianti. Quando ho deciso di partire per il viaggio intorno al mondo, ho maturato una certa convinzione. Mi sono chiesto: «Di cosa mi pentirò prima di morire?». Domande come «Perché allora non ho guadagnato più soldi?» o «Perché non ho lavorato ancora qualche anno?» non mi sembravano affatto cose di cui mi sarei pentito.

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Ma quando mi sono chiesto: «Perché allora non ho inseguito con più determinazione i miei sogni?», nella mia testa è scattato qualcosa: ho sentito che me ne sarei pentito davvero. Così ho capito cosa desidero veramente e cosa mi rende davvero felice. D’ora in poi non vivrò per il denaro, la fama o la sicurezza. Vivrò per i sogni e la felicità. Durante quel viaggio di un anno ho sentito nel profondo del cuore che questa è una vita senza rimpianti.

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D. Per concludere, cosa vorrebbe dire ai giovani che stanno pensando di prendersi un anno sabbatico?
R. Che cosa ti fa stare bene quando ci pensi? Che cosa ti rende felice quando lo fai? Se non riesci a rispondere subito a queste domande, riflettici attentamente. E se ti viene in mente qualcosa, vivi per quello, vivi per quella sensazione.
Stabilisci i tuoi criteri di felicità. Liberati dai criteri di felicità prestabiliti dalla società. In quel momento sarai libero e potrai avvicinarti di un passo al tuo vero sogno.

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