#Ho ritrovato la fiducia in me stesso e un atteggiamento positivo verso la vita #Un rapporto migliore con mio padre e maggiori competenze in inglese #Un periodo prezioso per concentrarmi solo su me stesso

Ho iniziato a suonare il pianoforte da piccola e all’università mi sono specializzata in pianoforte. Anche dopo la laurea ho insegnato ai bambini, ma ho cominciato a dubitare della mia vita, che aveva seguito un’unica strada. «È davvero la strada giusta?» Non avendo mai fatto esperienza in un ambito diverso dal pianoforte, continuavo a chiedermi all’infinito in cosa fossi davvero brava e cosa mi piacesse.
- Studiare inglese senza stress e divertirsi!/ Kim Chae-hyun, partecipante alla Gap Year Tribe / Gap year di 8 settimane |
È davvero la strada giusta?
Ho iniziato a suonare il pianoforte da bambina e all’università mi sono specializzata in pianoforte. Anche dopo la laurea ho insegnato ai bambini, ma ho cominciato a dubitare della mia vita, che aveva seguito un’unica direzione.»È davvero la strada giusta?«Non avendo fatto esperienza in nessun altro ambito oltre al pianoforte, continuavo a chiedermi senza sosta in cosa fossi davvero brava e cosa mi piacesse.
Un giorno, mentre ero piena di pensieri complicati e domande senza risposta, tanto da non riuscire né ad andare avanti né a tornare indietro, per caso venni a sapere del gap year su internet. Ne scoprii l’esistenza grazie a un blog e, incuriosita, visitai il sito web dedicato. A prima vista c’erano chiaramente molti progetti, ma non sapevo quali fossero adatti a me o potessero essermi d’aiuto. Volevo capire meglio la mia situazione attuale e così richiesi una consulenza individuale.

Per la prima volta, quello che avevo nel cuore
Durante la consulenza raccontai sinceramente tutte le mie preoccupazioni. Mentre mi aprivo e parlavo dei problemi che avevo dentro, mi resi conto che non avevo mai detto a nessuno, in tutta la mia vita, che stavo facendo fatica, né avevo mai chiesto consiglio. Così, quella consulenza fu l’occasione per portare alla luce i problemi che avevo dentro erendermi conto di essere in quello stato.Fu l’occasione per prenderne coscienza.
La parte della consulenza che ricordo meglio fu il momento in cui mi riconciliai con mio padre. Fin da bambina avevo avuto molti contrasti con lui. Crescendo, avevo iniziato a evitarlo sempre di più e ormai parlavamo a malapena. Durante la consulenza, però, mi assegnarono alcuni compiti per aiutarmi ad avvicinarmi a mio padre.
All’inizio rimasi interdetta. Mi chiedevo come avrei potuto farlo, visto che non gli parlavo nemmeno, e in segreto provavo risentimento: avvicinarmi a lui era fuori discussione. Ma si avvicinava la data della consulenza successiva e, pensando che non potessi continuare a vivere così per sempre, chiusi gli occhi e mossi il primo passo verso mio padre. A ogni passo coraggioso, il nostro rapporto migliorava e mi sentivo molto più a mio agio con lui rispetto a prima.
Eper il gap year che mi aspettavadecisi di partire per un corso di lingua. Non avevo fatto piani concreti per il periodo successivo al corso, ma gli obiettivi del gap year erano due. Volevo vivere insieme ad amici provenienti da scuole di lingua di tutto il mondo e conoscere culture diverse. Volevo anche vivere un’esperienza così meravigliosa da non avere rimpianti una volta tornata in Corea.
Durante il volo per le Filippine avevo mille preoccupazioni. Se fosse stato solo un viaggio, sarei partita senza pensarci troppo, ma la mente era affollata e confusa dall’ansia di dover prima ottenere qualche risultato.

L’inglese e l’inizio del gap year
Ma appena arrivai, le preoccupazioni svanirono completamente. La scuola di lingue mi fece un’ottima impressione, era ordinata e ben organizzata, e anche il sistema delle lezioni era valido. Le lezioni erano divise in attività di gruppo e in piccoli gruppi, cosa che apprezzai particolarmente. Divisi in gruppi, facevamo giochi di ruolo, dibattiti e varie attività che ci permettevano di usare l’inglese. Inoltre, il fatto che nei gruppi ci fossero amici provenienti da molti Paesi ampliò i miei orizzonti e mi diede l’opportunità di imparare da loro.
Una giornata tipo era così.
Dalle 6:00 alle 8:00era il momento della mattina. In quelle ore facevamo colazione e un test di vocaboli.
Dalle 8:00 alle 11:30c’erano le lezioni in piccoli gruppi, composti da quattro studenti.
Si facevano dibattiti, presentazioni, lezioni di grammatica e di scrittura,e tra queste ricordo che le presentazioni erano difficili. Gli argomenti cambiavano a seconda del livello e, dopo averne scelto uno, bisognava parlare seguendo il formato richiesto.
Dalle 11:30c’era un’ora di pausa pranzo.
Dopo pranzo,fino alle 17:00c’erano tre ore di lezione di gruppo e tre ore di lezione individuale.
I gruppi numerosi erano composti da circa 6-8 persone e seguivano programmi diversi, come scrivere copioni e recitarli, oppure partecipare a dibattiti. In particolareLe lezioni individuali mi furono davvero utili. In quelle ore si poteva conversare liberamente con l’insegnante o ricevere ulteriori spiegazioni sugli argomenti non capiti durante le lezioni.
Una volta terminato il programma della giornatami preparavo per le lezioni del giorno dopo, memorizzavo vocaboli e poi mi addormentavo.
La parte più difficile fuLa prima settimana fu dedicata ad abituarmi al programma prestabilito e a memorizzare i vocaboli. Ma una volta adattatami, e dopo aver notato progressi evidenti nel mio inglese, mi divertii molto. Perciò, a parte il periodo di adattamento della prima settimana, non ricordo che ci fosse qualcosa di difficile.

Divertimento, motivazione
Al contrario, i miei ricordi sono pieni di momenti divertenti.Dopo aver affrontato le lezioni impegnative dal lunedì al venerdì, nel fine settimana provavo un enorme senso di soddisfazione. Inoltre, io, che non sapevo parlare inglese per niente, mi resi conto di essere in grado di farlo chiacchierando con amici stranieri. Ma la cosa più piacevole in assoluto erano le lezioni individuali.
Gli insegnanti che mi seguivano erano allegri e pieni di energia, l’esatto opposto del mio carattere. Dopo aver trascorso un mese con loro, anch’io diventai gradualmente più solare.Inoltre, poter constatare subito i progressi delle mie capacità fu una grande fonte di divertimento e motivazione.Legai molto con il mio insegnante e, fuori dalle lezioni, andavamo in città a mangiare, mi invitava a casa sua e potevo sempre contare sul suo aiuto quando incontravo delle difficoltà.
Sono cambiata molto prima e dopo il mio gap year.
Prima di tutto,la fiducia in me stessaè aumentata molto. Più che acquisire semplicemente fiducia nel mio inglese, sento di aver acquisito fiducia nella vita. Continuerò a riflettere su cosa fare in futuro, ma invece di preoccuparmi e rimuginare, come facevo prima, penserò a come agire e ad andare avanti un passo alla volta.
Ela gamma delle emozionisi è ampliata. In passato reagivo poco anche quando vedevo qualcosa di bello. Per esempio, se un’amica mi faceva un regalo, la ringraziavo ma non provavo grandi emozioni; se un conoscente si sposava, mi lasciava indifferente. Ora, invece, provo davvero gratitudine e mi commuovo. Ultimamente, le persone che mi stanno intorno mi dicono spesso che sono diventata più solare e che sorrido di più. Il periodo del mio gap year, ricco di esperienze diverse, mi ha cambiata profondamente.

Progetti per il futuro
Il mio anno sabbatico non è ancora finito. O meglio, visto che sta iniziando proprio ora, cercherò altri progetti per l’anno sabbatico. Vorrei anche provare a lavorare in altri ambiti. Non ho ancora deciso quale settore intraprendere, ma intendo ampliare le mie possibilità professionali facendo esperienza in vari ambiti, oltre a continuare con il pianoforte, che è quello che ho fatto finora.
Cosa significa per me l’anno sabbatico
È davvero semplice.Semplicemente, un periodo in cui posso pensare solo a me stessa. È quindi un periodo in cui non devo spendere energie per prendermi cura degli altri e che mi aiuta a cambiare. Questo è il mio anno sabbatico.Perché fino a due mesi fa non avrei mai immaginato di diventare la persona che sono oggi.
L’anno sabbatico che ho trascorso è stato
un’esperienza ★★★★★
Un’esperienza che mi ha permesso di incontrare persone di diverse nazionalità e conoscere i loro pensieri e le loro culture.
Apprendimento ★★★★★
Non si è trattato solo di frequentare lezioni di inglese: vivere in un luogo a me sconosciuto mi ha permesso di imparare cose che non avrei mai conosciuto se non fossi partita.
Ambiente ★★★★☆
Avevo sentito molte storie, per esempio che ci fossero molti più insetti che in Corea, ma l’ambiente era a posto. Nell’alloggio in cui stavo non c’erano insetti.
Sicurezza ★★★☆☆
Di giorno è sicuro. È consigliabile evitare di uscire da soli la sera, ma uscire con gli amici non è particolarmente pericoloso.
Tempo libero ★★★★☆
Nei giorni feriali sono impegnata a studiare. Nel fine settimana, invece, vado a fare shopping in centro, mangio qualcosa di buono o, a volte, faccio una gita su un’isola vicina.

Ho iniziato a suonare il pianoforte da piccola e all’università mi sono specializzata in pianoforte. Anche dopo la laurea ho insegnato ai bambini, ma ho cominciato a dubitare della mia vita, che aveva seguito un’unica strada. «È davvero la strada giusta?» Non avendo mai fatto esperienza in un ambito diverso dal pianoforte, continuavo a chiedermi all’infinito in cosa fossi davvero brava e cosa mi piacesse.
- Studiare inglese senza stress e divertirsi!/ Kim Chae-hyun, partecipante alla Gap Year Tribe / Gap year di 8 settimane |
È davvero la strada giusta?
Ho iniziato a suonare il pianoforte da bambina e all’università mi sono specializzata in pianoforte. Anche dopo la laurea ho insegnato ai bambini, ma ho cominciato a dubitare della mia vita, che aveva seguito un’unica direzione.»È davvero la strada giusta?«Non avendo fatto esperienza in nessun altro ambito oltre al pianoforte, continuavo a chiedermi senza sosta in cosa fossi davvero brava e cosa mi piacesse.
Un giorno, mentre ero piena di pensieri complicati e domande senza risposta, tanto da non riuscire né ad andare avanti né a tornare indietro, per caso venni a sapere del gap year su internet. Ne scoprii l’esistenza grazie a un blog e, incuriosita, visitai il sito web dedicato. A prima vista c’erano chiaramente molti progetti, ma non sapevo quali fossero adatti a me o potessero essermi d’aiuto. Volevo capire meglio la mia situazione attuale e così richiesi una consulenza individuale.

Per la prima volta, quello che avevo nel cuore
Durante la consulenza raccontai sinceramente tutte le mie preoccupazioni. Mentre mi aprivo e parlavo dei problemi che avevo dentro, mi resi conto che non avevo mai detto a nessuno, in tutta la mia vita, che stavo facendo fatica, né avevo mai chiesto consiglio. Così, quella consulenza fu l’occasione per portare alla luce i problemi che avevo dentro erendermi conto di essere in quello stato.Fu l’occasione per prenderne coscienza.
La parte della consulenza che ricordo meglio fu il momento in cui mi riconciliai con mio padre. Fin da bambina avevo avuto molti contrasti con lui. Crescendo, avevo iniziato a evitarlo sempre di più e ormai parlavamo a malapena. Durante la consulenza, però, mi assegnarono alcuni compiti per aiutarmi ad avvicinarmi a mio padre.
All’inizio rimasi interdetta. Mi chiedevo come avrei potuto farlo, visto che non gli parlavo nemmeno, e in segreto provavo risentimento: avvicinarmi a lui era fuori discussione. Ma si avvicinava la data della consulenza successiva e, pensando che non potessi continuare a vivere così per sempre, chiusi gli occhi e mossi il primo passo verso mio padre. A ogni passo coraggioso, il nostro rapporto migliorava e mi sentivo molto più a mio agio con lui rispetto a prima.
Eper il gap year che mi aspettavadecisi di partire per un corso di lingua. Non avevo fatto piani concreti per il periodo successivo al corso, ma gli obiettivi del gap year erano due. Volevo vivere insieme ad amici provenienti da scuole di lingua di tutto il mondo e conoscere culture diverse. Volevo anche vivere un’esperienza così meravigliosa da non avere rimpianti una volta tornata in Corea.
Durante il volo per le Filippine avevo mille preoccupazioni. Se fosse stato solo un viaggio, sarei partita senza pensarci troppo, ma la mente era affollata e confusa dall’ansia di dover prima ottenere qualche risultato.

L’inglese e l’inizio del gap year
Ma appena arrivai, le preoccupazioni svanirono completamente. La scuola di lingue mi fece un’ottima impressione, era ordinata e ben organizzata, e anche il sistema delle lezioni era valido. Le lezioni erano divise in attività di gruppo e in piccoli gruppi, cosa che apprezzai particolarmente. Divisi in gruppi, facevamo giochi di ruolo, dibattiti e varie attività che ci permettevano di usare l’inglese. Inoltre, il fatto che nei gruppi ci fossero amici provenienti da molti Paesi ampliò i miei orizzonti e mi diede l’opportunità di imparare da loro.
Una giornata tipo era così.
Dalle 6:00 alle 8:00era il momento della mattina. In quelle ore facevamo colazione e un test di vocaboli.
Dalle 8:00 alle 11:30c’erano le lezioni in piccoli gruppi, composti da quattro studenti.
Si facevano dibattiti, presentazioni, lezioni di grammatica e di scrittura,e tra queste ricordo che le presentazioni erano difficili. Gli argomenti cambiavano a seconda del livello e, dopo averne scelto uno, bisognava parlare seguendo il formato richiesto.
Dalle 11:30c’era un’ora di pausa pranzo.
Dopo pranzo,fino alle 17:00c’erano tre ore di lezione di gruppo e tre ore di lezione individuale.
I gruppi numerosi erano composti da circa 6-8 persone e seguivano programmi diversi, come scrivere copioni e recitarli, oppure partecipare a dibattiti. In particolareLe lezioni individuali mi furono davvero utili. In quelle ore si poteva conversare liberamente con l’insegnante o ricevere ulteriori spiegazioni sugli argomenti non capiti durante le lezioni.
Una volta terminato il programma della giornatami preparavo per le lezioni del giorno dopo, memorizzavo vocaboli e poi mi addormentavo.
La parte più difficile fuLa prima settimana fu dedicata ad abituarmi al programma prestabilito e a memorizzare i vocaboli. Ma una volta adattatami, e dopo aver notato progressi evidenti nel mio inglese, mi divertii molto. Perciò, a parte il periodo di adattamento della prima settimana, non ricordo che ci fosse qualcosa di difficile.

Divertimento, motivazione
Al contrario, i miei ricordi sono pieni di momenti divertenti.Dopo aver affrontato le lezioni impegnative dal lunedì al venerdì, nel fine settimana provavo un enorme senso di soddisfazione. Inoltre, io, che non sapevo parlare inglese per niente, mi resi conto di essere in grado di farlo chiacchierando con amici stranieri. Ma la cosa più piacevole in assoluto erano le lezioni individuali.
Gli insegnanti che mi seguivano erano allegri e pieni di energia, l’esatto opposto del mio carattere. Dopo aver trascorso un mese con loro, anch’io diventai gradualmente più solare.Inoltre, poter constatare subito i progressi delle mie capacità fu una grande fonte di divertimento e motivazione.Legai molto con il mio insegnante e, fuori dalle lezioni, andavamo in città a mangiare, mi invitava a casa sua e potevo sempre contare sul suo aiuto quando incontravo delle difficoltà.
Sono cambiata molto prima e dopo il mio gap year.
Prima di tutto,la fiducia in me stessaè aumentata molto. Più che acquisire semplicemente fiducia nel mio inglese, sento di aver acquisito fiducia nella vita. Continuerò a riflettere su cosa fare in futuro, ma invece di preoccuparmi e rimuginare, come facevo prima, penserò a come agire e ad andare avanti un passo alla volta.
Ela gamma delle emozionisi è ampliata. In passato reagivo poco anche quando vedevo qualcosa di bello. Per esempio, se un’amica mi faceva un regalo, la ringraziavo ma non provavo grandi emozioni; se un conoscente si sposava, mi lasciava indifferente. Ora, invece, provo davvero gratitudine e mi commuovo. Ultimamente, le persone che mi stanno intorno mi dicono spesso che sono diventata più solare e che sorrido di più. Il periodo del mio gap year, ricco di esperienze diverse, mi ha cambiata profondamente.

Progetti per il futuro
Il mio anno sabbatico non è ancora finito. O meglio, visto che sta iniziando proprio ora, cercherò altri progetti per l’anno sabbatico. Vorrei anche provare a lavorare in altri ambiti. Non ho ancora deciso quale settore intraprendere, ma intendo ampliare le mie possibilità professionali facendo esperienza in vari ambiti, oltre a continuare con il pianoforte, che è quello che ho fatto finora.
Cosa significa per me l’anno sabbatico
È davvero semplice.Semplicemente, un periodo in cui posso pensare solo a me stessa. È quindi un periodo in cui non devo spendere energie per prendermi cura degli altri e che mi aiuta a cambiare. Questo è il mio anno sabbatico.Perché fino a due mesi fa non avrei mai immaginato di diventare la persona che sono oggi.
L’anno sabbatico che ho trascorso è stato
un’esperienza ★★★★★
Un’esperienza che mi ha permesso di incontrare persone di diverse nazionalità e conoscere i loro pensieri e le loro culture.
Apprendimento ★★★★★
Non si è trattato solo di frequentare lezioni di inglese: vivere in un luogo a me sconosciuto mi ha permesso di imparare cose che non avrei mai conosciuto se non fossi partita.
Ambiente ★★★★☆
Avevo sentito molte storie, per esempio che ci fossero molti più insetti che in Corea, ma l’ambiente era a posto. Nell’alloggio in cui stavo non c’erano insetti.
Sicurezza ★★★☆☆
Di giorno è sicuro. È consigliabile evitare di uscire da soli la sera, ma uscire con gli amici non è particolarmente pericoloso.
Tempo libero ★★★★☆
Nei giorni feriali sono impegnata a studiare. Nel fine settimana, invece, vado a fare shopping in centro, mangio qualcosa di buono o, a volte, faccio una gita su un’isola vicina.
Raccogliamo i percorsi di crescita
raccontati dai partecipanti.
Vivi in un posto nuovo,
incontra persone nuove,
scopri una nuova versione di te
e costruisci una vita tutta tua.