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Consigli per il GapYear in Corea
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L’anno sabbatico di 100 persone: «Fallo ancora e ancora» — Lee Sin-hye

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Nome: Shin-hye Lee

Periodo dell’anno sabbatico: 2012 ~ 2014 (21 mesi in totale)

Lavoro attuale: lavora in un’azienda di marketing

D.Ci racconti cosa ti ha spinto a prenderti un anno sabbatico o come ti sei preparata.

«E poi, un giorno, all’improvviso»


Da bambina,sognicredo di aver avuto qualcosa come dei sogni: idee su come avrei vissuto da adulta o su cosa avrei voluto diventare.

Durante l’università,progettiavevo qualcosa che chiamavo progetti: entro i trent’anni avrei costruito delle basi solide nella vita e, entro i quaranta, avrei preparato il resto.

Eppure, dopo la laurea e l’ingresso nel mondo del lavoro, travolta dalla realtà, credo di aver vissuto dimenticando tutti i miei sogni e progetti.

A gennaio controllavo sul calendario i giorni festivi e, anche se un mese mi sembrava un inferno, ero felice il giorno dello stipendio. Volevo sempre andarmene, ma il mio corpo restava incollato davanti al monitor; contrariamente a quanto immaginavo, a trent’anni non avevo ancora le idee chiare e, pur faticando ad accettarlo, venivo trascinata avanti nella vita, un passo alla volta.

Poi, all’improvviso, vedendo davanti a me il mio capo dall’aria stanca, fui scossa dal pensiero che quello sarebbe stato il mio futuro. Un futuro così prevedibile, una vita senza emozioni: non volevo proprio vivere così.

Così, un giorno, all’improvviso, l’ho fatto: mi sono presa un anno sabbatico.

ⓒKorea Gapyear

D.Ci racconti la tua esperienza durante l’anno sabbatico.

«Il mio anno sabbatico è iniziato con un visto vacanza-lavoro in Australia.»


Era l’opzione più rapida e semplice che avessi scelto, pensando che qualsiasi posto sarebbe stato meglio di lì. E mi sono divertita moltissimo durante l’anno e mezzo trascorso in Australia.Ho conosciuto amici di diverse nazionalità ed età, siamo scesi in strada per provare a vendere cose per divertimento e abbiamo persino ideato un progetto sociale per «vendere felicità». Incontrandomi regolarmente con amici che la pensavano come me e facendo brainstorming su «quale cosa divertente potremmo provare la prossima volta?», ho ricominciato a sognare. Anche quando ero esausta per i lavori part-time e sentivo le gambe pesanti come piombo,non mi sentivo mai giù.

ⓒKorea Gapyear

Verso la fine del mio visto vacanza-lavoro, è nato in me il desiderio di studiare lo spagnolo che avevo sempre rimandato. Volevo comunicare con più persone e sentivo che dovevo fare ciò che potevo, finché ne avevo la possibilità. Volevo anche vedere da vicino il calcio che amo, in Brasile. Così l’ho fatto di nuovo: mi sono lanciata!

«Spagnolo? La mia prima città sudamericana: Santiago, in Cile.»

L’idea di studiare prima della partenza era solo un pio desiderio: sono arrivata a Santiago, in Cile, senza saper nemmeno salutare e, ovunque andassi, ero l’unica persona asiatica. Naturalmente in Cile ci sono quartieri coreani e molti cinesi, ma, in ogni caso, mi sentivo in un posto unico; a dire il vero, era fantastico. A Santiago ho conosciuto la famiglia di un amico del posto.

ⓒKorea Gapyear

Il mio spagnolo era ancora agli inizi e facevo la spesa e mangiavo con la madre di un amico, che non sapeva una parola d’inglese: comunicavamo con un miscuglio di gesti. Nei fine settimana prendevamo l’autobus per visitare i dintorni di Santiago. Nella Valle dell’Elqui (Valle del Elqui), conosciuta come il centro del mondo, ho partecipato a un tour astronomico e ho guardato le stelle, che sembravano sul punto di riversarsi dal cielo: mi sono fatta i complimenti per essere venuta in Sud America. L’unico rimpianto è che il mio spagnolo non sia migliorato quanto speravo.

«E poi mi sono trasferita a Cusco, in Perù»

Cusco è, in una parola, meravigliosa! Una città impossibile da non amare.

Le tre settimane trascorse lì sono volate. Le lezioni a scuola erano davvero piacevoli; ogni sera frequentavo lezioni gratuite di salsa e nei fine settimana ascoltavo musica in un bar vicino. Ho tifato insieme ai miei amici olandesi, con cui vivevo, mentre guardavamo la partita dei Mondiali tra Spagna e Paesi Bassi.

© Korea Gapyear

Ho approfittato dei fine settimana anche per visitare il Salar de Uyuni, in Bolivia, e Machu Picchu. Gli amici che si incontrano viaggiando creano legami profondi in modo diverso.Per caso ho incontrato molte persone che, come me, avevano lasciato il lavoro e se n’erano andate; parlando con loro,ho capito che lasciarsi tutto alle spalle non è un gesto sconsiderato, ma piuttosto un tentativo di fare del proprio meglio per capirsi e diventare felicie ho potuto immedesimarmi in loro e trovare coraggio.

© Korea Gapyear

Cusco, la città che mi manca. Circondata dalle imponenti creste delle Ande, ogni giorno passeggiavo per Cusco respirando a fondo l’aria rarefatta e osservando come vivono i discendenti degli Inca. Quelle tre settimane sono state troppo brevi e mi hanno lasciato con la voglia di restare ancora.

© Korea Gapyear

D.Cosa è cambiato per te o cosa hai ottenuto dopo aver preso un anno sabbatico?

«Mi sento più serena.»

Perché? Ho due anni in più rispetto a quando sono partita, non ho un lavoro stabile, non ho risparmi e sono lontana dal «matrimonio e dai figli» di cui parla sempre mia nonna. Eppure mi sento serena. Perché...cosa dovrei fare peresserefeliceperché ora credo di cominciare a capirlo. E penso che mi basti semplicemente farlo.


ⓒKorea Gapyear

Prima di prendermi un anno sabbatico, vivevo come se fossi inseguita da obiettivi da raggiungere entro una certa età, ma mi arrabbiavo per ogni cosa perché non sapevo quali fossero. Ero ansiosa mentre i giorni passavano.

Ma ora non è più così. Credo di aver imparato a guardarmi indietro, a incontrare vite diverse, conversare, scoprire, lasciarmi sorprendere e ascoltare la voce che ho dentro. Mi pare di aver letto qualcosa del genere da qualche parte. Si dice che, fin dalla nascita, siamo esseri che reagiscono alle reazioni degli altri, invece di scegliere e agire di nostra iniziativa.

Da piccola, se i miei genitori mi sorridevano, mi comportavo di conseguenza; da studentessa studiavo per ricevere elogi dagli altri. Ma quando diventi adulto e all'improvviso ti dicono di scegliere da solo, non sai cosa fare e finisci per vagare senza meta. Non sappiamo come vivere né come essere felici, e nessuno ce lo insegna: è inevitabile, quindi, fare fatica. Ed è naturale.Perciò penso che dobbiamo esercitarci ad ascoltare la nostra voce. E credo che ognuno stia cercando di superare questa difficoltà a modo suo.

E io?Mi sono concessa un «anno sabbatico». Voglio dire che il mio livello di felicità è cambiato prima e dopo quell'anno. Perciò dico questo: comprare un biglietto aereo nel 2012 e presentare le dimissioni: la scelta che feci quel giorno è la migliore decisione che abbia preso finora nella mia vita.

ⓒKorea Gapyear

D.Infine, qual è l'unica cosa che vorresti dire ai giovani che stanno pensando di prendersi un anno sabbatico?

Quando studiavo inglese, il mio insegnante diceva sempre: «Vuoi parlare bene inglese? Parlalo molto. Vuoi leggere bene? Leggi molto. Vuoi scrivere bene? Scrivi molto». A quanto pare, nella vita non ci sono scorciatoie né soluzioni rapide. Se non sai cosa vuoi fare, prova tante cose e scegli quella che ti piace di più. Hai paura di invecchiare facendo proprio quello? Non è meglio che dire: «Sono più grande e ancora non so cosa potrebbe divertirmi»?

«Buttati. Devi buttarti: solo così capirai cosa fare dopo!»

Spero che durante il tuo anno sabbatico tu colga tante occasioni e continui a farlo anche in futuro. In bocca al lupo!

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