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Consigli per il GapYear in Corea
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25. Se hai bisogno di tempo per riflettere su te stesso, Park Ju-hong

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1. I miei dubbi prima di prendermi un anno sabbatico
Ricordo vividamente la mattina in cui mi svegliai il primo giorno dell’ultimo anno delle superiori. Appena aprii gli occhi, mi chiesi all’improvviso: «Dove sta andando la mia vita?». Era il giorno dopo aver concluso ufficialmente tutte le attività extracurriculari, perché ero all’ultimo anno. Rinunciare a tutte le attività che mi avevano definito e caratterizzato, pensando che da quel momento dovessi solo studiare, mi fece girare la testa. Da allora cominciai a sentire il bisogno di capire per che cosa stessi studiando. Alla fine, non fu perché studiavo bene, ma grazie alle attività extracurriculari in cui mi ero impegnato tanto che riuscii a entrare in un’università abbastanza conosciuta nell’area metropolitana, pur venendo dalla campagna. Eppure, non sapevo perché stessi andando all’università. Mi iscrissi sperando, seguendo il consiglio degli adulti, che frequentare l’università avrebbe risolto il problema, ma le questioni che avevo dentro non scomparvero mai. Ancora non sapevo per che cosa stessi studiando.

2. Cosa ho fatto durante il mio anno sabbatico
Subito dopo aver terminato il primo anno di università, mi presi una pausa dagli studi. Decisi di vivere per conto mio, diventai indipendente e iniziai a fare diversi lavori part-time. Lavorare nel mondo reale non fu facile, ma con i soldi guadagnati in un anno riuscii ad andare all’estero. (All’epoca pensavo che, se guadagnavo dei soldi, tanto valeva andare all’estero.) Su consiglio di alcuni adulti che conoscevo, venni a sapere di una ONG nelle Filippine e mi candidai per diventare responsabile dei programmi.Un responsabile dei programmi è una persona che gestisce i progetti della ONGe ne coordina lo svolgimento. La ONG a cui appartenevo era organizzata attorno a coordinatori regionali, perciò era importante gestirli, metterli in contatto tra loro per rendere più efficaci i progetti e monitorare l’andamento di quelli in corso. Di conseguenza, almeno due volte alla settimana viaggiavo per le Filippine per incontrare i coordinatori e valutare i luoghi in cui si svolgevano i progetti. Preparavo anche vari materiali promozionali per mettere in contatto i luoghi dei progetti con gli sponsor. Essendo una piccola organizzazione, potei cimentarmi in molte attività diverse e ebbi numerose occasioni di ideare iniziative in autonomia e comunicare con le persone del posto.

3. La mia vita dopo l’anno sabbatico
La mia esperienza nella ONG venne riconosciuta e mi permise di partecipare a diverse altre attività di volontariato all’estero e di lavorare per KOICA. Tuttavia, a differenza del lavoro in una ONG, quello alla KOICA era principalmente amministrativo e non sul campo, quindi non si adattava molto alla mia personalità. Soprattutto, temevo di abituarmi all’atmosfera fin troppo confortevole di un’istituzione pubblica e di finire per perseguire solo la stabilità, senza realizzare ciò che desideravo davvero. Alla fine mi licenziai e decisi di avviare una mia attività. Forse, grazie all’esperienza di aver deciso di prendermi un anno sabbatico, riuscii a iniziare qualcosa di nuovo con maggiore facilità. Ora sto quindi preparando un’attività di distribuzione di contenuti didattici come giovane imprenditore, per realizzare il mio vero sogno: creare una società in cui l’individualità di ogni persona possa esprimersi nell’ambito della cittadinanza.


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4. Cosa è cambiato dopo l’anno sabbatico
Il risultato più importante del mio anno sabbatico fu riuscire a scoprire da solo cosa desideravo. Questo cambiò anche il mio atteggiamento. Naturalmente, il sogno che scoprii allora era molto vago. Ma arrivai spontaneamente a pensare che avrei dovuto continuare a studiare per renderlo più concreto. Così, dopo aver lavorato per circa un anno e mezzo in una ONG (o due anni e mezzo, se si considera anche il periodo dei lavori part-time), tornai all’università. Una volta presa una decisione e ricominciato a studiare, prima che me ne rendessi conto ero diventato uno studente universitario intraprendente. Inoltre, sapere cosa volevo e cosa dovevo fare rese lo studio piacevole. Anche prima dell’anno sabbatico c’erano momenti in cui studiare mi divertiva, ma ero inquieto e disorientato perché non conoscevo la direzione da seguire; dopo aver scoperto me stesso durante l’anno sabbatico, acquisii fiducia in tutto, che si trattasse di studiare o di dedicarmi ad attività extracurriculari.

5. Se dovessi consigliare un anno sabbatico
Consiglio un anno sabbatico agli adolescenti e ai giovani adulti che non hanno avuto abbastanza tempo per esplorare se stessi.
Nel sistema educativo del nostro Paese, avere del «tempo libero» è come chiedere la luna. C’è tantissimo da studiare e da fare. Durante il mio anno sabbatico, però, potei dedicare un anno intero, o anche di più, completamente a me stesso e iniziai a capire, seppur vagamente, cosa desideravo. Naturalmente, prendersi un anno sabbatico non fa apparire all’improvviso una grande rivelazione e non ti trasforma magicamente in una persona meravigliosa. Tuttavia, mettendo in pratica nella vita reale i pensieri e i sentimenti autentici che avevo scoperto durante quell’anno, il mio sogno divenne più chiaro e le mie emozioni più definite. (In un certo senso, sto ancora esplorando «me stesso», un percorso iniziato con l’anno sabbatico.) Perciò spero che i giovani che hanno bisogno di tempo per riflettere su se stessi possano scoprire chi sono grazie a un anno sabbatico.


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