Io, che un tempo mi odiavo e mi disprezzavo profondamente, ho imparato a volermi bene. In passato, se le cose non andavano come mi aspettavo, mi tormentavo e mi davo la colpa. Ora invece mi voglio semplicemente bene e sono felice. Amo questo senso di libertà.
-Studiare inglese senza stress e divertendosi: tutto qui! Minji Lee — community per gap year e gapper / gap year di 12 settimane |
# Mi sentivo come se mi stessero spingendo giù da una scogliera, ed ero estremamente stressata perché non riuscivo a trovare una via d’uscita.
Volevo vivere una vita da essere umano e desideravo davvero vivere, così mi sono rivolta a una consulenza per il gap year.
La consulenza è stata divertente. Anzi, in realtà mi dava fastidio. Una persona che conoscevo appena e di cui non mi fidavo continuava a chiedermi di parlare di me. Però è stata la prima persona ad adeguarsi al mio modo di parlare e a riuscire a portare avanti la conversazione anche quando seguivo i miei tempi; così, in seguito, mi è sembrata divertente (anche se mi ha fatto stare male).
Quando ho sentito parlare del programma per la prima volta, non ne ero molto entusiasta. Fu allora che me ne resi conto.Anche se sentivo che sarei potuta morire da un momento all’altro, avevo più paura di uscire dai miei schemi. In realtà, dopo un anno e mezzo non volevo abbattere la persona che avevo faticosamente costruito in quasi dieci, o meglio quindici anni — le mie false convinzioni — e affrontare me stessa.
Dopo la consulenza, la consulente mi assegnò dei compiti. In quel momento mi sentivo come se mi stessero spingendo giù da una scogliera e non riuscissi a trovare una via d’uscita, perciò ero estremamente stressata.
# Ero così stanca e sopraffatta dall’ambiente, ma quei viaggi mi facevano sentire viva.

Anche durante i preparativi, crollavo continuamente. Non ero mai stata all’estero e non avevo mai studiato inglese.Inoltre, l’unica volta che avevo parlato inglese era stata per coprire per poco tempo il turno di qualcuno in un minimarket e scambiare qualche semplice frase in inglese con una coppia di anziani stranieri.
In quel periodo mi chiedevo più volte al giorno: «Ce la farò?» e «E se parto e mi rubano gli organi..?», e «Perché l’ho fatto...?». All’epoca avevo così paura degli sguardi altrui e delle persone in generale che, quando andavo in luoghi affollati, mi stordivo e non riuscivo a riprendermi.
Dovevo essere brava e avere successo in tutto, e questo peggiorava le cose. Perciò il primo passo era sempre difficile. Non riuscivo neanche a immaginare di tracciare la mia strada. I miei ideali erano sempre elevati e la realtà era sempre diversa; ogni volta che succedeva, mi tormentavo.
Ma a causarmi un crollo ancora più grande fu il mio ragazzo di allora. Quando decisi di partire e glielo dissi, diventò un freno e iniziai a dubitare ancora di più: «È davvero così importante da spingermi ad abbandonare tutto ciò che mi circonda?». La risposta era sempre: «Non lo so».
Dopo la consulenza capii che, quando si conosce già la conclusione ma non la si vuole accettare, istintivamente si dice «Non lo so». Anch’io conoscevo la conclusione di quella relazione, ma volevo semplicemente distogliere lo sguardo perché non mi piaceva.
All’epoca ero semplicemente terrorizzata. Sono una persona che ha una grande paura di ciò che non conosce e ho sempre pensato agli altri e mi sono presa cura di loro. Naturalmente, in tutto questo non c’era posto per «me». Mi escludevo completamente. Si dice spesso che siamo i protagonisti della nostra vita, no? Nella mia vita ero sempre stata una comparsa, senza ruoli di supporto né da protagonista.
Ripensandoci, mi sembra un pensiero stupido, ma all’epoca mi pareva la scelta migliore e più ovvia e, nonostante tutto, sono arrivata nelle Filippine. Non sapevo niente. Ero sola, il telefono non funzionava e credo di aver pronunciato tutte le imprecazioni che conoscevo.
Dopo essere arrivata all’accademia, ebbi un altro crollo. Pensai davvero che mi avessero venduta a qualcuno. Solo allora mi tornarono in mente le parole della consulente: «Parti e basta. Non pensarci, parti e basta». ... Ahahahahaha... Uff... il crollo era solo all’inizio. Dopo essere entrata in camera, ebbi un altro crollo. Mi si dilatarono le pupille davanti alle strutture fatiscenti e, dopo aver aperto la borsa, crollai di nuovo. (Ero anche da sola in camera.)
Poiché superava il limite di 500 g, avevo travasato shampoo e balsamo nel bagaglio a mano, ma lo shampoo si era aperto e avevo buttato via alcune cose che erano nella borsa; mentre la lavavo, ero così sconvolta che mi misi a singhiozzare senza rendermene conto. In quel momento odiavo moltissimo la consulente. Il giorno dopo guardai dappertutto, ma non vidi neanche un coreano; durante la giornata arrivò una compagna di stanza. Era una taiwanese di 39 anni: capivo quello che diceva, ma non riuscivo a risponderle, e questo mi frustrava molto.
E quella sera sentii parlare coreano per la prima volta. Due uomini stavano insultando la mia compagna di stanza e in quel momento pensai: «Beh, sono comunque meglio di loro. Perché la insultano alle spalle?»... Non avrei mai immaginato quanto sarebbe stata una fortuna la mia prima compagna di stanza e quale crollo mi avrebbe provocato quella nuova.
Per tre settimane fui a pezzi. Non riuscivo a mangiare, dormire, parlare né ad avvicinarmi ai coreani. Mi faceva male il corpo, Internet era lento e, per via di cose come la doccia e gli odori, pensavo di stare impazzendo.Dopo un mese cominciai a imparare a rinunciare e a raggiungere il distacco; dopo due mesi, ormai completamente abituata alle Filippine, prolungai il soggiorno di un altro mese.
All’epoca le reazioni delle persone mi sembravano davvero nuove; per lo più dicevano: «Tu?». In effetti, per due mesi avevo fatto i capricci. MaGirare qua e là per due mesi — ogni volta che provavo qualcosa di nuovo, sentivo aprirsi delle crepe negli schemi che avevo dentro, ed era divertentissimo.
Ero così stanca e sopraffatta dall’ambiente, ma quei viaggi mi facevano sentire viva. Me ne resi conto in soli due mesi.
# Per due mesi mi sono messa alla prova.
Anche la me che conoscevo e vedevo in Corea era mescolata alle illusioni che avevo creato. La me più autentica, che ho incontrato in un paese straniero, era molto di più — anzi, non c’era paragone — una bambina terribile e capricciosa. Aveva tutti i tratti che detestavo e, ripensandoci, forse è per questo che quando incontravo qualcuno che mi somigliava lo odiavo fino a provarne disgusto, eppure mi prendevo cura di lui.
Comunque, ero più infantile di quanto pensassi. (Ah, c’era una cosa vera: ogni volta che affrontavo il mio io interiore, vedevo sempre la me stessa di nove anni rannicchiata, di spalle, intrappolata nell’oscurità.) Mi lamentavo di tutto, ero disordinata, non toccavo nemmeno le cose se non mi sembravano abbastanza pulite ed ero tremendamente schizzinosa.
Solo allora mi resi conto di quanto fosse pulito e confortevole l’ambiente in cui vivevo. Anche prima, quando soggiornavo a casa di mia zia a Seul o in altri posti lontani da casa, dicevo a mia madre: «Mamma... non riuscirei a vivere in un posto così. Lo sai quanto è comodo e bello l’ambiente in cui vivo?», ma questa era tutta un’altra cosa.
Le Filippine. Certo, ora mi camminano le formiche sulla testa e non ho problemi a condividere gli spazi in cui vivo con le lucertole. Una cosa che mi disse la consulente fu: «Anche nel disagio, loro vivono la felicità a modo loro. Osserva attentamente». All’epoca le risposi: «Se sentissero di avere abbastanza, sarebbero come noi».
Ma ora spesso la penso diversamente. Per loro, questo ambiente è il loro mondo e vivono godendosi la felicità a modo loro. Già allora trovavo le mie insegnanti affascinanti. In quanto donne, anche se venivano ignorate o trattate ingiustamente, resistevano e andavano avanti; nel loro mondo e a modo loro riuscivano a trovare la felicità anche nelle piccole cose.
Inoltre, grazie a un episodio con un’insegnante,ho capito: «Ah, qualcosa che a me sembra ovvio e che non ho mai pensato potesse essere strano; ma, proprio come io qui mi sentivo disorientata, anche il loro punto di vista sulla nostra cultura o sul nostro ambiente potrebbe sembrare loro strano». Anche dopo essere arrivata qui, continuavo a cercare tracce della Corea, separandomi dagli altri e considerandomi una straniera in questo luogo.
In altre parole, durante i due mesi in cui mi sono adattata qui non mi stavo riposando: stavo lavorando.
(Per due mesi mi sono messa alla prova. Dicevo: «Sono in gap year, quindi devo ritrovare me stessa!».)
Dopo quei due mesi estenuanti, dissi alla consulente:
«Ora sento di poter vivere appieno la mia esperienza nelle Filippine».
#La persona che un tempo si odiava e si detestava così intensamente ha imparato a volersi bene.
All’epoca ero così felice e soddisfatta di essere nelle Filippine e di essere me stessa.Con le immersioni subacquee ho provato tante emozioni; soprattutto, ho sentito che «posso fare qualsiasi cosa» e che «sotto i miei piedi c’è un altro mondo». Tralascerò i dettagli, ma quando sott’acqua guardai verso la superficie, mi sentii così grata e felice di essere viva e di essere una viaggiatrice in gap year: è un momento che credo non riuscirò mai a cancellare.
Più o meno quando cominciai a legare molto con un ragazzo coreano più grande di me, riuscii ad affrontare me stessa con più facilità e più a fondo; nello stesso periodo il mio ex mi disse che voleva lasciarmi. In passato, appena mi lasciavo con un ragazzo, non riuscivo a sopportare la sofferenza emotiva e dicevo che sarei tornata subito in Corea. Ma, anche se al momento della rottura piansi e avevo il cuore spezzato, me la cavai meglio di quanto pensassi.
Ero innaturalmente calma. E sentii la voce interiore che in passato non avrei ascoltato né considerato: «Va tutto bene. Hai fatto del tuo meglio; non è colpa tua. Smetti di prenderti cura degli altri e sii libera». Nelle relazioni ero sempre stata quella che si prendeva cura degli altri e, allo stesso tempo, volevo abbandonare quel ruolo, essere libera e ricevere le cure di qualcun altro.
Un’altra cosa.La persona che un tempo si odiava e si detestava così intensamente ha imparato a volersi bene. In passato, se le cose non andavano come mi aspettavo, mi tormentavo e mi davo la colpa. Ora invece mi voglio semplicemente bene e sono felice.
#In questo momento amo tantissimo questa sensazione di libertà.
Questo luogo nelle Filippine è il primo Paese del mio anno sabbatico, il mio primo viaggio all’estero. Questi quattro mesi sono stati così intensi che ho pianto molto, ma sono stata davvero felice. Dopo la presentazione di questa settimana e un fine settimana, venerdì prossimo lascerò questo posto.
Sono cambiata molto. Non sono più la persona che fingeva di essere forte: sono diventata più forte, e la bambina di nove anni ferita che vive dentro di me è diventata una giovane donna di quindici anni che mi saluta con un sorriso radioso.
Ora riesco a guardare il mondo con occhi diversi e ho imparato, almeno in parte, a gestire lo stress che nasce dal mettermi alla prova e affrontare nuove sfide. Sono sempre stata piuttosto sensibile, ho sensi molto sviluppati e mi esprimo attraverso lo spazio.
Prima mi ingannavo e mi limitavo perché ero diversa dagli altri, ma ora riesco a usare positivamente questa sensibilità e questo modo di esprimermi. Se prima pensavo di percepire lo spazio attraverso le emozioni, ora sento di diventare tutt’uno con esso.
In questo momento amo tantissimo questa sensazione di libertà.
#I miei luoghi preferiti nelle Filippine
Bohol — 2 notti, 3 giorni
Siamo partiti senza guida: il primo giorno abbiamo fatto un’escursione per vedere le lucciole; il secondo abbiamo noleggiato un’auto con autista e trascorso una giornata all’insegna dell’avventura, facendo zipline, tuffi, bike-zip e ATV; l’ultimo giorno, sulla via del ritorno, abbiamo fatto due immersioni. È stato davvero appagante e divertente, e ho potuto vivere tantissime esperienze.
E poi le immersioni subacquee. Il consulente me le aveva sconsigliate, ma mi hanno colpita profondamente e cambiata molto, quindi le consiglio assolutamente. Per lo più ho fatto escursioni subacquee =)
# I miei consigli per l’anno sabbatico
(Lingua)
Che tu conosca o meno le parole, non consiglio un dizionario inglese-coreano. Va bene anche studiare il vocabolario, ma è meglio non impararlo a memoria in modo rigido. In realtà, la cosa migliore è assillare l’insegnante finché non inizi a usare le parole con naturalezza.
In ogni caso, la pronuncia che conosciamo, quella degli insegnanti e l’uso delle parole hanno accenti diversi. Non tirare a indovinare il significato delle parole che non conosci: è meglio chiedere subito all’insegnante e farsi fare delle frasi d’esempio.
(Pasti)
In genere il cibo è molto saporito. La mensa della scuola è meno speziata, ma chi è abituato a mangiare cibi poco conditi rimarrà sorpreso. Di solito i sapori sono dolci e salati. Però i fritti sono il massimo.
(Cosa portare)
Se sei una persona sensibile, ti consiglio vivamente di portare salviettine umidificate, carta igienica, assorbenti e una coperta personale.Te lo consiglio. All’inizio mi ha spiazzata il cattivo odore della carta igienica qui. Inoltre non volevo nemmeno che la biancheria da letto mi toccasse la pelle, quindi la prima notte ho dormito tutta avvolta in una coperta. Inoltre, per il tuo benessere mentale, è una buona idea informarti sulle Filippine prima di partire.
(Un consiglio per chi partecipa)
Non aspettarti nulla. Non fantasticare su esperienze speciali, non immaginare che qualcosa cambierà solo perché lasci la Corea e non costruirti un’idea della vita dopo la partenza. Una montagna è una montagna e l’acqua è acqua.Lasciati semplicemente trasportare dagli eventi e, naturalmente, arriverai a conoscere i cambiamenti che stai vivendo e te stessa.
Il mio anno sabbatico è stato
Esperienza ★★★★★
Essendo stata la mia prima volta all’estero, a prescindere dal fatto che sia stata un’esperienza positiva o negativa, le do cinque stelle solo per quello che mi ha fatto vivere. È stato il Paese in cui ho raggiunto la mia personale illuminazione.
Apprendimento ★★★★☆
Qui non ho studiato inglese. Seguo il programma generale, ma ho rinunciato a tutte le lezioni di gruppo numeroso e ho trascorso ogni ora di lezione parlando e passando il tempo con gli insegnanti, un po’ come nell’IPS. È stata un’esperienza preziosa per imparare a vivere, soprattutto a lasciar andare e ad accettare.
Ambiente ★☆☆☆☆
Qui ho capito per la prima volta quanto fosse bello e pulito l’ambiente in cui vivevo in Corea e quanto io possa essere esigente e difficile. L’acqua è calcarea. Oh, non avrei mai immaginato di imbattermi in scarafaggi così enormi nella mia vita.
Sicurezza ★★☆☆☆
Non è un Paese particolarmente sicuro. È rischioso. Non usare mai il telefono per strada e usa la borsa di tela (ecologica) solo all’interno dell’accademia. Non portare niente in mano. Ti consiglio anche una borsa con chiusura, se possibile.
Tempo libero ★★★★☆
Dipende da come decidi di viverlo. Per me, dopo il periodo di ambientamento, tutta la settimana era tempo mio. Anche durante le lezioni, se riesci a convincere gli insegnanti ad aiutarti, quel momento diventa sia svago sia apprendimento.