#Ha acquisito il coraggio di fare le cose da solo; cambiamento di personalità #Ottimi amici; la soddisfazione di tenere un blog #Ha apprezzato il tempo trascorso a Parigi; l’importanza dei rapporti
La cosa di cui sono più orgogliosa è aver conosciuto tanti ottimi amici mentre lavoravo come membro dello staff della guesthouse. Pranzavo o andavo a vedere il panorama notturno con gli ospiti con cui andavo d’accordo. Trascorrere del tempo con tante persone mi ha fatto capire che il mio carattere non era così spigoloso come pensavo e, ascoltando le storie dei vari ospiti e immedesimandomi in loro, ho imparato molto indirettamente.
-Parigi, Francia, soggiorno Gap Year / Choi Yoo-jung, partecipante al Gap Year con la famiglia / 8 settimane di Gap Year |
#La triste notizia che ho ricevuto prima del Gap Year

Ricordo ancora vividamente ogni cosa: dalla candidatura al programma Gap Year al colloquio telefonico, fino alla notizia di essere stata ammessa. Nell’ultima telefonata, il proprietario mi disse: «Ci vediamo a Parigi ^^» e riattaccò; anche dopo la chiamata, mi coprii la bocca con le mani e saltellai per un po’.
Quattro giorni prima di partire per l’attesissimo soggiorno Gap Year a Parigi, si verificò un attentato terroristico in città e morirono più di 100 persone. All’inizio non riuscivo a crederci e continuavo a controllare le notizie. Mi vergognai molto del mio egoismo: mi preoccupavo prima di tutto per me stessa, invece di pensare alle persone ferite e uccise.
La situazione era più grave di quanto pensassi e tutti quelli che mi erano vicini, così come i miei genitori, mi consigliarono di non partire.A dire la verità, anch’io avevo molta paura e alla fine contattai il coordinatore del Gap Year e il proprietario per comunicare che avrei rinunciato al programma.Dopo di allora persi ogni motivazione e trascorsi le giornate piangendo, senza fare nulla e restando semplicemente a letto.
#Perché sentivo che da quel momento non sarei più riuscita a fare nulla.

Poi pensai che, se avessi lasciato passare la data di partenza, in futuro non sarei davvero più riuscita a fare nulla. Così convinsi mia madre e mio padre mostrando loro i post sui social di persone che vivevano a Parigi e raccontando quanto mi fossi preparata e quanto non vedessi l’ora di partire. Per fortuna entrambi mi diedero il permesso di andare e, quando contattai il coordinatore del Gap Year e il proprietario, mi dissero che potevo ancora partire.
Sono davvero felice di aver trovato il coraggio di partire in quel momento.
#Io, membro dello staff

Mi occupavo delle mansioni mattutine alla guesthouse: mi alzavo presto per aprire il cancello e le finestre, aiutavo la signora a preparare i pasti e svegliavo gli ospiti. Mi piaceva poter essere d’aiuto chiedendo agli ospiti, a colazione, quali fossero i loro programmi per la giornata, suggerendo itinerari e dando consigli.
Ogni mattina controllavo il meteo; nei giorni di pioggia consigliavo musei o gallerie, mentre quando c’era bel tempo suggerivo posti da cui ammirare il cielo, come la collina di Montmartre o i giardini di Versailles.Sono una che dorme molto, quindi all’inizio era difficile alzarmi la mattina, ma una volta abituata mi piaceva finire presto il lavoro e avere i pomeriggi liberi.
#I giorni in cui ho conosciuto tanti ottimi amici

La cosa di cui sono più orgogliosa è aver conosciuto tanti ottimi amici mentre lavoravo come membro dello staff della guesthouse. Pranzavo o andavo a vedere il panorama notturno con gli ospiti con cui andavo d’accordo.Trascorrere del tempo con tante persone mi ha fatto capire che il mio carattere non era così spigoloso e, ascoltando le storie dei vari ospiti e immedesimandomi in loro, ho imparato molto indirettamente.
Era davvero triste ogni volta che gli ospiti, dopo aver trascorso con noi appena tre giorni o addirittura dieci, lasciavano la guesthouse. Però, pensare che non fosse un addio definitivo e che avremmo potuto rivederci in Corea, anziché a Parigi, mi aiutava a sentirmi meglio.
#I miei resoconti quotidiani sono stati utili a qualcuno.

Durante il soggiorno del programma Gap Year scrivevo sul mio blog, come in un diario, della mia vita quotidiana a Parigi. Molte persone mi lasciavano messaggi e commenti per ringraziarmi, dicendo che i miei post le avevano aiutate a capire che Parigi era sicura.
Non scrivevo per qualcuno in particolare, registravo soltanto la vita di tutti i giorni, eppure ho scoperto che poteva essere d’aiuto agli altri! Ne ero davvero orgogliosa.
#Ho trovato il coraggio di fare qualsiasi cosa da sola.

Ho riletto anche la lista dei desideri per il 2015 che avevo scritto all’inizio dell’anno e sono rimasta davvero sorpresa nel trovarci «viaggiare da sola all’estero». Probabilmente l’avevo scritto senza pensarci troppo, ma ora è strano e meraviglioso vedere che tanti desideri messi nero su bianco si sono avverati.Credo ancora che mettere per iscritto ciò che si desidera aumenti le probabilità che si realizzi. Continuerò a scrivere una lista dei desideri ogni anno!
Durante il soggiorno Gap Year, andare all’estero da sola e vivere con persone che non conoscevo affatto mi ha dato il coraggio di fare qualsiasi cosa per conto mio.In un posto sconosciuto trovavo da sola la strada, mangiavo da sola e ammiravo da sola il panorama notturno; pian piano ho smesso di preoccuparmi di ciò che pensavano gli altri e ho imparato ad assumermi la responsabilità delle conseguenze, facendo ciò che desideravo.

Inoltre, quando ero in Corea ero sempre attaccata allo smartphone, ma a Parigi non avevo attivato il roaming e quindi, una volta uscita dall’alloggio, non potevo usare i dati mobili. Salvavo i posti su Google Maps quando ero connessa al Wi-Fi e poi mi orientavo così; ho imparato che ormai riesco a trascorrere un’intera giornata senza annoiarmi, anche senza dati mobili né Wi-Fi.
#Il mio punteggio per il lavoro svolto nello staff: 89 punti

Con l’avvicinarsi della fine del soggiorno del programma Gap Year, i due mesi mi sembravano troppo brevi. Mi stavo appena abituando a Parigi, al lavoro mattutino nello staff, alle persone con cui vivevo e a come trattare con gli ospiti, e già dovevo partire… All’improvviso il capo mi chiese di dare un voto al lavoro svolto nello staff.
Ripensando ai due mesi trascorsi a Parigi, dissi che secondo me me l’ero cavata bene e mi diedi 89. Il capo apprezzò il mio impegno e mi mandò a fare un’escursione a Mont Saint-Michel.Due settimane prima della fine del programma Gap Year, il panorama notturno che vidi a Mont Saint-Michel fu davvero come un regalo per tutto il duro lavoro che avevo fatto.
Sono stata felice di poter trascorrere tanto tempo a Parigi grazie al programma Gap Year Stay e orgogliosa di essere stata, anche solo un po’, d’aiuto alle persone in viaggio a Parigi.Credo che il lavoro nello staff facesse proprio per me: ogni volta che sentivo di poter aiutare qualcuno, mi sentivo bene. Sono davvero grata agli organizzatori del programma Gap Year, che mi hanno regalato un’esperienza così grande e meravigliosa in giovane età, ai nostri capi, alla signora che cucinava e ai membri dello staff con cui ho lavorato.
Il mio Gap Year è stato…
Esperienza★★★★★
Durante il soggiorno Gap Year ho parlato con tante persone e vissuto esperienze diverse.
Ci sono stati giorni in cui sono andata in un parco che volevo visitare e sono rimasta seduta lì finché il sole non è tramontato e prima che iniziasse a piovere; altre volte sono uscita con gli ospiti e ho girato seguendo i loro ritmi. Ho conosciuto un’amica con cui ho legato molto e abbiamo viaggiato insieme; poi un’amica del liceo è venuta a Parigi e abbiamo iniziato a viaggiare insieme.
Apprendimento★★★★★
Per me, che avevo lasciato la scuola in anticipo, è stata la prima vera esperienza lavorativa. Grazie al lavoro alla guesthouse ho imparato molto dai capi e dagli ospiti, sia direttamente sia indirettamente. Ho imparato anche tante cose su me stessa: cosa mi piace e cosa no, con quali tipi di personalità vado d’accordo e cosa mi fa stare bene o male!
Ambiente★★★★★
Il capo mi ha dato tanti consigli sul lavoro nello staff, così potevo trascorrere il tempo libero senza annoiarmi, e la cucina della signora era perfetta per me. La stanza e il letto in cui alloggiavo erano confortevoli, come se fossero miei. È stato particolarmente divertente perché andavo d’accordo con i membri dello staff con cui lavoravo.
Sicurezza★★★★☆
A causa del terrorismo, la sicurezza era la mia preoccupazione principale, ma Parigi era abbastanza sicura da permettermi di uscire da sola dopo cena per ammirare il panorama notturno. Non mi sono mai sentita in pericolo.
Tempo libero★★★★☆
Nei giorni in cui non ero di riposo, dopo le mansioni mattutine del personale uscivo ogni giorno. Anche quando non avevo niente da fare, uscivo per visitare la città e comprare qualcosa da mangiare. Poi sbrigavo in fretta le attività da svolgere durante il tempo di permanenza e pianificavo il viaggio dopo il soggiorno per l’anno sabbatico, guardavo le serie coreane arretrate oppure pubblicavo sul mio blog le pagine del diario. Anche sfruttando così i giorni di permanenza come tempo tutto mio, avevo molto tempo libero.

La cosa di cui sono più orgogliosa è aver conosciuto tanti ottimi amici mentre lavoravo come membro dello staff della guesthouse. Pranzavo o andavo a vedere il panorama notturno con gli ospiti con cui andavo d’accordo. Trascorrere del tempo con tante persone mi ha fatto capire che il mio carattere non era così spigoloso come pensavo e, ascoltando le storie dei vari ospiti e immedesimandomi in loro, ho imparato molto indirettamente.
-Parigi, Francia, soggiorno Gap Year / Choi Yoo-jung, partecipante al Gap Year con la famiglia / 8 settimane di Gap Year |
#La triste notizia che ho ricevuto prima del Gap Year

Ricordo ancora vividamente ogni cosa: dalla candidatura al programma Gap Year al colloquio telefonico, fino alla notizia di essere stata ammessa. Nell’ultima telefonata, il proprietario mi disse: «Ci vediamo a Parigi ^^» e riattaccò; anche dopo la chiamata, mi coprii la bocca con le mani e saltellai per un po’.
Quattro giorni prima di partire per l’attesissimo soggiorno Gap Year a Parigi, si verificò un attentato terroristico in città e morirono più di 100 persone. All’inizio non riuscivo a crederci e continuavo a controllare le notizie. Mi vergognai molto del mio egoismo: mi preoccupavo prima di tutto per me stessa, invece di pensare alle persone ferite e uccise.
La situazione era più grave di quanto pensassi e tutti quelli che mi erano vicini, così come i miei genitori, mi consigliarono di non partire.A dire la verità, anch’io avevo molta paura e alla fine contattai il coordinatore del Gap Year e il proprietario per comunicare che avrei rinunciato al programma.Dopo di allora persi ogni motivazione e trascorsi le giornate piangendo, senza fare nulla e restando semplicemente a letto.
#Perché sentivo che da quel momento non sarei più riuscita a fare nulla.

Poi pensai che, se avessi lasciato passare la data di partenza, in futuro non sarei davvero più riuscita a fare nulla. Così convinsi mia madre e mio padre mostrando loro i post sui social di persone che vivevano a Parigi e raccontando quanto mi fossi preparata e quanto non vedessi l’ora di partire. Per fortuna entrambi mi diedero il permesso di andare e, quando contattai il coordinatore del Gap Year e il proprietario, mi dissero che potevo ancora partire.
Sono davvero felice di aver trovato il coraggio di partire in quel momento.
#Io, membro dello staff

Mi occupavo delle mansioni mattutine alla guesthouse: mi alzavo presto per aprire il cancello e le finestre, aiutavo la signora a preparare i pasti e svegliavo gli ospiti. Mi piaceva poter essere d’aiuto chiedendo agli ospiti, a colazione, quali fossero i loro programmi per la giornata, suggerendo itinerari e dando consigli.
Ogni mattina controllavo il meteo; nei giorni di pioggia consigliavo musei o gallerie, mentre quando c’era bel tempo suggerivo posti da cui ammirare il cielo, come la collina di Montmartre o i giardini di Versailles.Sono una che dorme molto, quindi all’inizio era difficile alzarmi la mattina, ma una volta abituata mi piaceva finire presto il lavoro e avere i pomeriggi liberi.
#I giorni in cui ho conosciuto tanti ottimi amici

La cosa di cui sono più orgogliosa è aver conosciuto tanti ottimi amici mentre lavoravo come membro dello staff della guesthouse. Pranzavo o andavo a vedere il panorama notturno con gli ospiti con cui andavo d’accordo.Trascorrere del tempo con tante persone mi ha fatto capire che il mio carattere non era così spigoloso e, ascoltando le storie dei vari ospiti e immedesimandomi in loro, ho imparato molto indirettamente.
Era davvero triste ogni volta che gli ospiti, dopo aver trascorso con noi appena tre giorni o addirittura dieci, lasciavano la guesthouse. Però, pensare che non fosse un addio definitivo e che avremmo potuto rivederci in Corea, anziché a Parigi, mi aiutava a sentirmi meglio.
#I miei resoconti quotidiani sono stati utili a qualcuno.

Durante il soggiorno del programma Gap Year scrivevo sul mio blog, come in un diario, della mia vita quotidiana a Parigi. Molte persone mi lasciavano messaggi e commenti per ringraziarmi, dicendo che i miei post le avevano aiutate a capire che Parigi era sicura.
Non scrivevo per qualcuno in particolare, registravo soltanto la vita di tutti i giorni, eppure ho scoperto che poteva essere d’aiuto agli altri! Ne ero davvero orgogliosa.
#Ho trovato il coraggio di fare qualsiasi cosa da sola.

Ho riletto anche la lista dei desideri per il 2015 che avevo scritto all’inizio dell’anno e sono rimasta davvero sorpresa nel trovarci «viaggiare da sola all’estero». Probabilmente l’avevo scritto senza pensarci troppo, ma ora è strano e meraviglioso vedere che tanti desideri messi nero su bianco si sono avverati.Credo ancora che mettere per iscritto ciò che si desidera aumenti le probabilità che si realizzi. Continuerò a scrivere una lista dei desideri ogni anno!
Durante il soggiorno Gap Year, andare all’estero da sola e vivere con persone che non conoscevo affatto mi ha dato il coraggio di fare qualsiasi cosa per conto mio.In un posto sconosciuto trovavo da sola la strada, mangiavo da sola e ammiravo da sola il panorama notturno; pian piano ho smesso di preoccuparmi di ciò che pensavano gli altri e ho imparato ad assumermi la responsabilità delle conseguenze, facendo ciò che desideravo.

Inoltre, quando ero in Corea ero sempre attaccata allo smartphone, ma a Parigi non avevo attivato il roaming e quindi, una volta uscita dall’alloggio, non potevo usare i dati mobili. Salvavo i posti su Google Maps quando ero connessa al Wi-Fi e poi mi orientavo così; ho imparato che ormai riesco a trascorrere un’intera giornata senza annoiarmi, anche senza dati mobili né Wi-Fi.
#Il mio punteggio per il lavoro svolto nello staff: 89 punti

Con l’avvicinarsi della fine del soggiorno del programma Gap Year, i due mesi mi sembravano troppo brevi. Mi stavo appena abituando a Parigi, al lavoro mattutino nello staff, alle persone con cui vivevo e a come trattare con gli ospiti, e già dovevo partire… All’improvviso il capo mi chiese di dare un voto al lavoro svolto nello staff.
Ripensando ai due mesi trascorsi a Parigi, dissi che secondo me me l’ero cavata bene e mi diedi 89. Il capo apprezzò il mio impegno e mi mandò a fare un’escursione a Mont Saint-Michel.Due settimane prima della fine del programma Gap Year, il panorama notturno che vidi a Mont Saint-Michel fu davvero come un regalo per tutto il duro lavoro che avevo fatto.
Sono stata felice di poter trascorrere tanto tempo a Parigi grazie al programma Gap Year Stay e orgogliosa di essere stata, anche solo un po’, d’aiuto alle persone in viaggio a Parigi.Credo che il lavoro nello staff facesse proprio per me: ogni volta che sentivo di poter aiutare qualcuno, mi sentivo bene. Sono davvero grata agli organizzatori del programma Gap Year, che mi hanno regalato un’esperienza così grande e meravigliosa in giovane età, ai nostri capi, alla signora che cucinava e ai membri dello staff con cui ho lavorato.
Il mio Gap Year è stato…
Esperienza★★★★★
Durante il soggiorno Gap Year ho parlato con tante persone e vissuto esperienze diverse.
Ci sono stati giorni in cui sono andata in un parco che volevo visitare e sono rimasta seduta lì finché il sole non è tramontato e prima che iniziasse a piovere; altre volte sono uscita con gli ospiti e ho girato seguendo i loro ritmi. Ho conosciuto un’amica con cui ho legato molto e abbiamo viaggiato insieme; poi un’amica del liceo è venuta a Parigi e abbiamo iniziato a viaggiare insieme.
Apprendimento★★★★★
Per me, che avevo lasciato la scuola in anticipo, è stata la prima vera esperienza lavorativa. Grazie al lavoro alla guesthouse ho imparato molto dai capi e dagli ospiti, sia direttamente sia indirettamente. Ho imparato anche tante cose su me stessa: cosa mi piace e cosa no, con quali tipi di personalità vado d’accordo e cosa mi fa stare bene o male!
Ambiente★★★★★
Il capo mi ha dato tanti consigli sul lavoro nello staff, così potevo trascorrere il tempo libero senza annoiarmi, e la cucina della signora era perfetta per me. La stanza e il letto in cui alloggiavo erano confortevoli, come se fossero miei. È stato particolarmente divertente perché andavo d’accordo con i membri dello staff con cui lavoravo.
Sicurezza★★★★☆
A causa del terrorismo, la sicurezza era la mia preoccupazione principale, ma Parigi era abbastanza sicura da permettermi di uscire da sola dopo cena per ammirare il panorama notturno. Non mi sono mai sentita in pericolo.
Tempo libero★★★★☆
Nei giorni in cui non ero di riposo, dopo le mansioni mattutine del personale uscivo ogni giorno. Anche quando non avevo niente da fare, uscivo per visitare la città e comprare qualcosa da mangiare. Poi sbrigavo in fretta le attività da svolgere durante il tempo di permanenza e pianificavo il viaggio dopo il soggiorno per l’anno sabbatico, guardavo le serie coreane arretrate oppure pubblicavo sul mio blog le pagine del diario. Anche sfruttando così i giorni di permanenza come tempo tutto mio, avevo molto tempo libero.

Vivi in un posto nuovo,
incontra persone nuove,
scopri una nuova versione di te
e costruisci una vita tutta tua.