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Anche io mi prendo un anno sabbatico #Tutto sulle donne – La prima sfida delle donne che hanno abbattuto le barriere

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Conosci la storia della maratona? Le sue origini risalgono al 490 a.C., quando un soldato greco corse per circa 40 km fino ad Atene per annunciare la vittoria greca nelle guerre greco-persiane. In seguito, la maratona fu introdotta come disciplina a partire dai primi Giochi olimpici moderni, quelli di Atene.

Nella storia della maratona ci sono due eventi significativi. Il primo è l’origine che ho appena menzionato, mentre il secondo è un evento relativamente recente, legato alla foto che vedete qui sotto.

La persona in questa foto èla prima donna che ha cambiato la storia della maratonaÈ proprio lei! Oggi parlerò di queste' prime sfide affrontate dalle donne' Ve ne parlerò.



In passato, le donne appartenevano a una classe sociale inferiore rispetto agli uomini. In diverse regioni, sia in Asia sia nelle società occidentali, i diritti delle donne hanno dovuto essere conquistati persino in epoca moderna. Ciò significa che le donne erano un gruppo socialmente oppresso e, in una società così oppressiva,riuscire a fare qualcosa per la prima volta non era una sfida facile, e da quella sfida possiamo imparare moltoÈ anche questo il significato.

Kathrine SwitzerNell’aprile del 1966, mentre lavorava come reporter per il giornale universitario, si imbatté in un episodio sconvolgente. Si trattava della vicenda di Roberta Gibb, che aveva cercato di partecipare alla maratona di Boston. Le fu negata l’iscrizione perché era una donna; si travestì da uomo per partecipare di nascosto, ma venne squalificata quando si scoprì che era una donna. Kathrine ne fu profondamente sconvolta e decise di partecipare lei stessa alla maratona di Boston.

All’epoca non esisteva una regola formale che vietasse alle donne di partecipare alla maratona, masi era ormai affermata quasi come una norma la convinzione comune che «le donne sono fisicamente più deboli degli uomini e quindi non possono correre una maratona»Era proprio così. Per cambiare questa situazione, Kathrine iniziò ad allenarsi con la squadra universitaria di corsa campestre. L’allenatore, colpito dalla sua passione, la accolse ufficialmente nella squadra e le diede molto aiuto.




Il giorno della gara si iscrisse usando «K. Switzer» invece di «Kathrine Switzer» e l’allenatore ritirò il pettorale per lei, così che potesse partecipare. Partì sicura di sé, con gli orecchini e il rossetto rosso, ma quando gli ufficiali di gara si accorsero che era una donna cercarono di allontanarla; anche altri partecipanti le rivolsero sguardi ostili e cercarono di ostacolarla. A quel punto, l’allenatore e il suo fidanzato si misero di traverso per aiutare Kathrine a proseguire e, infine, lei tagliò il traguardo in 4 ore e 20 minuti.

Tuttavia, gli organizzatori la squalificarono con il pretesto che avesse usato un nome falso, e sembrava che la sua sfida finisse lì. Ma il giorno dopo accadde qualcosa: una foto del suo allenatore e del suo fidanzato mentre la aiutavano fu scattata e pubblicata a tutta pagina sui giornali, suscitando enorme scalpore negli Stati Uniti.

E poco dopo, in seguito alle richieste di molte persone,la Boston Athletic Association annunciò ufficialmente che avrebbe riconosciuto il risultato di KathrineLeila prima maratonetafu celebrata comeQuesto episodio fece sì che la seconda maratona di New York, nel 1971, diventasse la prima al mondo ad ammettere la partecipazione delle donne; in seguito, la maratona femminile fu introdotta come disciplina ufficiale alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984.

Nel 2017, all’età di 70 anni, Katherine celebrò il 50º anniversario del riconoscimento del suo risultato correndo la maratona di Boston con il pettorale numero 261, lo stesso che aveva indossato 50 anni prima. Insieme a 100 atlete che aveva sostenuto, concluse la gara senza subire alcuna interferenza.


Oggi abbiamo corso per celebrare gli ultimi 50 anni, e i prossimi 50 saranno ancora migliori.
- 17 aprile 2017 — Katherine Switzer -



Questi due episodi hanno contribuito a plasmare la maratona così come la conosciamo oggi. Dal nostro punto di vista attuale, la partecipazione di Katherine Switzer alla maratona può non sembrare straordinaria. Oggi la maratona è considerata una sfida aperta a chiunque abbia una preparazione fisica sufficiente. Ma è importante considerare il contesto storico. All’epoca si dava per scontato che «gli uomini fossero fisicamente più forti delle donne» e si riteneva impensabile che le donne prendessero parte a sport fisicamente impegnativi come la maratona.

Oggi, un simile modo di pensare appare assurdo. Proprio come alcuni uomini possono essere fisicamente deboli e alcune donne fisicamente forti, la forma fisica non dipende dal genere.

Eppure, a causa della diffusa convinzione dell’epoca che «le donne siano fisicamente più deboli degli uomini», molti non riuscivano neppure a immaginarle mentre partecipavano a una maratona. Katherine, però, riteneva irrazionale questa convinzione e decise di sfidarla direttamente, partecipando lei stessa a una maratona.Ha ribaltato ciò che tutti davano per scontato e ha creato uno spazioin cui le persone potessero partecipare insieme alla maratona. Lo spazio che ha creato non riguardava solo le maratone, main questa società
una rivoluzione che metteva in discussione le attività a cui alle donne veniva automaticamente impedito di parteciparesi potrebbe definire.





Cerca sempre di vivere riflettendo su ciò che è giusto per ogni epoca.
- Yun Hee-sun -

Ora che abbiamo conosciuto la storia di Katherine,la prima donna del nostro Paesene parliamo? Quando pensate alle attiviste indipendentiste, chi vi viene in mente? Probabilmente la maggior parte di voi ricorda solo «Yu Gwan-sun». In realtà, delle 14.764 persone attualmente riconosciute come patrioti indipendentisti coreani, solo 292 sono donne: appena l’1,97% (dato dell’agosto 2017). Questo non significa che le attiviste indipendentiste fossero poche; il motivo principale è che la maggior parte di loro operava dietro le quinte e quindi non ne sono rimaste tracce.

Allora, avete mai sentito parlare di
Yun Hee-sun— conoscete questo nome? Yun Hee-sun fudel nostro Paesela prima comandante donna di una miliziae si dice che abbia radunato le donne del villaggio e fondato direttamente l’«An-saram» (la milizia femminile). La milizia fondata da Yun Hee-sun non si limitava a fornire supporto: svolgeva addestramento militare e gestiva un impianto per la produzione di munizioni, rifornendo le milizie e svolgendo un ruolo importante nel movimento per l’indipendenza.

Esaminiamo il contesto storico dell’epoca in cui operò Yun Hee-sun. Durante il periodo coloniale giapponese, le mentalità cominciavano gradualmente ad aprirsi, ma si riteneva ancora naturale che uomini e donne avessero ruoli diversi. Il movimento per l’indipendenza era quindi guidato soprattutto dagli uomini, mentre alle donne spettavano di solito compiti dietro le quinte, come distribuire cibo o curare i feriti: era considerato normale. In questo contesto, Yun Hee-sun lasciò questa dichiarazione:





«Anche se uomini e donne sono diversi, senza la nazione tutto è inutile.»

Con queste parole, esortò le donne a unirsi alla milizia. Nonostante le opposizioni, furono i suoi familiari ad accettare per primi di aiutarla, colpiti dal suo entusiasmo. A poco a poco, anche chi inizialmente si era opposto cominciò a sostenerla e ad aiutarla, vedendo quanto fosse determinata.

The above remark may seem obvious in the context of the independence movement. The independence movement should pursue the single goal of independence, not allocate tasks based on gender. Of course, that's when viewed from the present perspective.

Given the historical context, such words are understandable intellectually, but emotionally people still thought, 'Huh..? Can women fight directly..?' so it was a very groundbreaking statement. At that time, women were educated to believe 'A good woman must serve her husband well,' and therefore women's participation in the independence movement was regarded as supporting their husbands who were fighting for independence as much as possible.

The actions of activist Yoon Hee-sun
are ' the independence movement' as the single goal of 사회적인 시선, 편견을 깨고 직접 실천is meaningfulI think. Even despite pressure from the broader society.




Women are free and, from birth, possess rights equal to those of men.
- Olympe de Gouges -

Finally, the person I will introduce is French-bornOlympe de Gouges.the first female revolutionaryand is regarded as someone who laid the foundations of the 20th-century women's movementShe was born into an absolute monarchy in which about 1%—the clergy and nobility—held wealth and power at the expense of taxes paid by 99% of commoners and slaves. At that time, the spirit of the French Revolution was beginning to stir. The French Revolution arose from widespread dissatisfaction with the absolute monarchy, and citizens successfully completed the revolution while proclaiming the doctrine of natural rights.

But did you know? The French Revolution was not a revolution that represented all 99% of people. Article 1 of the Declaration of the Rights of Man and of the Citizen, which declared natural rights of liberty and equality, included wording that 'allows social distinctions for the common good.' This allowance of distinctions targeted Black slaves and women. Isn't that strange? The declaration that humans are born with rights did not include women and slaves. They aimed to overthrow a class society, but within that they were creating new classes.

Here, Olympe de Gouges sought to represent the women who participated in the revolution. During this revolutionary period that sought to create a new society, she aimed to expand the scope from a society of 'male citizens' to 'all citizens.' She left behind this statement.




"Women have the right to mount the guillotine. Likewise, they must have the right to mount the podium."

She pointed out that at the time women's possible occupations were predetermined and that upon marriage they became dependent on their husbands' households. She called for opening up all the limited occupations to women and legalizing divorce. Olympe de Gouges believed that all citizens should be equal, and she represented the rights of female citizens and carried out various activities, but she was executed during Robespierre's Reign of Terror.

Olympe de Gouges also '
women's liberation'as a single goal, she was so passionate that she risked her life, and she argued that all citizens must be equalShe did. Of course, Olympe de Gouges had limitations. While her attempt to expand the scope of natural rights to 'citizens' was meaningful, she paid little attention to Black slaves.

Still, for all people in situations similar to her own
She sacrificed herself while trying to change societyI think we should applaud the actions of Olympe de Gouges..!


Then, these
The common traits of the 'first women'areWhat might they be?






(1) They questioned what had been taken for granted.
Viewed from today's perspective, these are rights that should obviously exist. That includes that both men and women should be able to participate in marathons, that the independence movement should have been pursued together by men and women without distinction toward a single goal, and that people should have equal rights as citizens regardless of gender.

However, at the time these things were done so naturally that no one thought to question them. That included the women whose rights had been taken away. Saying 'I can't even attempt a marathon because I'm a woman' was as unquestionable a truth as 'there is gravity on Earth.' If someone suddenly shouted now, 'There is no gravity on Earth. We're actually mistaken!' people would see them as strange. It's the same thing. Because these first women challenged what was taken for granted and voiced those challenges at the time, their actions feel all the more remarkable, I think.

The first step that led these remarkable people to change society was precisely "Why?"the questionIt is. Why don't you try asking 'Why?' about the things taken for granted around you?




(2) They focused on what they wanted.
Olympe de Gouges devoted her life to advancing women's rights, Yun Hee-sun led women's militia activities that everyone opposed and even regarded as strange, and Katherine Switzer completed a marathon despite many obstructions to prove that 'women are not physically weak.'

What is remarkable about them is that they all faced obstacles, whether direct or indirect.Despite the huge obstacle of social pressure, it was their single-minded eagerness for their goal that allowed them to accomplish all of this and to create the social atmosphere and culture we now take for granted. A great
perseverance and effortI think so.



Mentre questa volta facevo ricerche sulle storie delle «prime donne», mi è venuto all’improvviso questo pensiero.


Le prime donne hanno affrontato sfide come queste, ma noi non stiamo forse rinunciando a troppo per via della pressione sociale..?



All’inizio dei nostri vent’anni sognavamo tanti progetti, ma ti è capitato di vedere qualcuno intorno a te che ancora oggi corre verso quei sogni? Probabilmente non molti. Certo, attraverso varie esperienze e lo studio possono nascere nuovi sogni, ma la maggior parte dei giovani, di fronte a consigli che iniziano con le parole di chi li circonda o le realtà sociali di cui sentono parlare nel loro ambiente si scontrano con i nostri non stiamo forse abbandonando molti sogni?Credo di sì. Le loro vite dimostrano che, agendo e mettendo alla prova ciò che nessuno riteneva possibile, sono riuscite infine a raggiungere i propri obiettivi: una sensazione diversa.

Detto questo, non voglio dire «Insegui i tuoi sogni». Considerato che la realtà sociale attuale sta diventando sempre più fredda e dura, concentrarsi solo sul proprio sogno e inseguirlo può essere molto rischioso. Però, personalmente, vorrei dire questo.

«La scelta che sta alla base di ciò che faccio in questo momento è davvero mia?»questa preoccupazioneSpero che ti porrai questa domanda.

Anche se non si tratta di un lavoro, di un sogno o di un obiettivo — magari vuoi prenderti una pausa dagli studi, dedicarti un anno sabbatico o provare una vita nuova attraverso esperienze diverse — stai rinunciando a tutto e frequentando la scuola senza motivazione solo perché ti hanno detto: «Prima, almeno, diplomati»?

Il motivo per cui le donne che ho analizzato sono riuscite a dedicarsi completamente ai propri obiettivi è che hanno
completamentela propria determinazioneforse perché hanno agito di conseguenza.Credo di sì. Voglio dire, a prescindere dagli ostacoli che potrebbero esserci lungo il cammino. Sono cose e sfide che possiamo affrontare anche noi. Non considerarla la storia di qualcun altro. Forse basta una sola persona per dare vita a un cambiamento sociale.




A cura di Meru

Mi piacciono le persone che si mettono alla prova e mi basta sentire parole come «gioventù» e «passione» per essere felice.Sono una persona ottimista e ingenua, che ammira le cose che sembrano impossibili.Continuerò a ispirarti!

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