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Consigli per il GapYear in Corea
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Come trascorrere ogni giorno in modo diverso – Gomin-su –

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25° gapperGo Minsu

Periodo dell’anno sabbatico:2014–2015

Esperienze durante l’anno sabbatico:Un viaggio intorno al mondo senza programmi

«Dove sta andando il tuo tempo?»

Prima del mio anno sabbatico, questa frase mi tornava continuamente in mente.

Quando terminai il secondo anno di università, nonostante avessi dedicato due anni con entusiasmo alla vita accademica e alle attività extrascolastiche, senza rimpianti, sentivo dentro di me una certa sete. Vivevo la stessa routine ogni giorno e...Proviamo qualcosa di nuovoPresi quella decisione.

Dopo essermi chiesto ripetutamente «Come posso rendere ogni giorno diverso?», scelsi di viaggiare. Decisi di spostarmi il più possibile e visitare molti paesi; per finanziare il mio anno sabbatico con i miei risparmi, misi da parte del denaro lavorando part-time nei ristoranti.

Nell’autunno del 2014 conclusi tutte le mie attività in Corea e mi preparai a partire per l’estero. Lasciai tutti i lavori che svolgevo, come il part-time e l’attività di istruttore per i giovani, feci il passaporto e preparai i bagagli. Il cuore mi batteva forte al pensiero che finalmente stavo per partire.


Il mio era un viaggio, non un tour.

Prima che partissi, un conoscente mi disse: «Il viaggio comincia quando finisci tutti i soldi».

Quella frase mi entusiasmò moltissimo e accrebbe ancora di più la mia attesa.

«Partirò dal Regno Unito e continuerò a viaggiare senza programmi» e «Proverò a vendere le mie foto a tema durante il viaggio». Con questi due...obiettivipartii. Riuscii a raggiungere il primo obiettivo: viaggiai per l’Europa, andai in Nord Africa, poi in India e in Nepal, attraversai la Cina e infine tornai in Corea. Purtroppo il secondo obiettivo, vendere le mie foto a tema, si rivelò un fallimento.

Quando arrivai per la prima volta nel Regno Unito senza alcun programma, avevo prenotato soltanto un posto dove dormire la notte del mio arrivo e comprato un biglietto aereo per la Francia.

Per una persona che non aveva mai nemmeno parlato con stranieri, andare da solo nel Regno Unito era una grande sfida. Eppure, quando feci i piani e partii, ero pieno solo di entusiasmo e non avevo affatto paura. Con 2,5 milioni di won in contanti e 900.000 won sulla carta, ebbe inizio un viaggio dalla durata incerta.

Poco dopo il mio arrivo nel Regno Unito accadde un piccolo incidente. Ero arrivato a Glasgow, in Scozia, ma non riuscivo a comunicare con l’addetto all’immigrazione e destai sospetti. Solo dopo molto tempo e un numero enorme di domande ricevetti finalmente il timbro d’ingresso.


Partii senza conoscere le lingue straniere, senza sapere come usare i mezzi pubblici, quali fossero le buone maniere a tavola o come ordinare da mangiare. Per questo mi ritrovavo ogni giorno ad affrontare gli stessi dubbi: «Dove dormirò stanotte?» «Come posso mangiare spendendo poco?». A volte non sapevo quali mezzi prendere e finivo per camminare senza meta. In pratica camminavo circa cinque o sei ore al giorno, ma era tutto nuovo e sorridevo sempre mentre camminavo.

Capitarono anche molte situazioni impreviste. L’episodio che ricordo meglio fu quando presi un volo low cost dal Portogallo alla Francia e atterrai in un aeroporto così piccolo che...non c’era altro modo per raggiungere la città se non facendo l’autostop. Alla fine viaggiai da solo in autostop fino al tramonto e, dopo essere riuscito a raggiungere il centro, presi un treno per Lione, nel sud della Francia, dove si stava svolgendo un festival.

Un aspetto positivo del viaggiare da solo era che, qualunque fosse l’esito, positivo o negativo, tutto...era il risultato delle mie scelte.Era proprio così. Non potevo dare la colpa a nessuno e non avevo rimpianti. Anzi, a volte speravo persino di ritrovarmi in situazioni difficili da risolvere.


Sopraffatto dalla solitudine

Eppure, durante i miei viaggi da solo, a volte venivo improvvisamente sopraffatto dalla solitudine. Era un sentimento che affiorava di tanto in tanto, per esempio quando ero l’unica persona in un vagone che attraversava una pianura innevata, o quando arrivai in Egitto, dove non si parlava inglese, e trascorsi tre ore a cercare qualcuno che lo parlasse. Mi faceva sentire debole e, allo stesso tempo, mi rendeva più forte.

Anche quando ero circondato da molte persone, mi sentivo solo; persino con tante cose da vedere, mi sentivo in qualche modo intrappolato in una prigione. Ogni volta che mi sentivo così, attaccavo bottone con gli stranieri lì vicino e cercavo di dire almeno una parola in più, per sentire il calore umano.

Anche negli ultimi giorni, mentre rientravo in Corea dopo aver concluso il mio anno sabbatico, non smisero di capitare incidenti e imprevisti. Mi trovavo in Nepal quando si verificò un incidente che coinvolse Turkish Airlines all’aeroporto internazionale del Nepal. L’aeroporto chiuse e rimasi bloccato nel paese. Di conseguenza, dopo essermi fermato in Cina per riposare, tornai in Corea circa quattro giorni più tardi del previsto. All’inizio rimasi sorpreso da quell’evento improvviso, ma quei quattro giorni inaspettatamente aggiunti al mio anno sabbatico mi sembrarono un grande regaloe mi sentii grato.


Dopo l’anno sabbatico, sono tornato alla vita di tutti i giorni.

Eppure sono tornato da studente, impegnato a diventare la persona che volevo essere, non quella che la società voleva che fossi.

Ancora oggi, mi ritaglio del tempo un po’ alla volta per ritrovare la versione più felice di me: quella che vagava senza una meta, il giovane che percorreva sempre le strade con il sorriso.

Prima dell’anno sabbatico ero semplicemente il tipo a cui piaceva darsi da fare e avviare progetti. Ancora oggi continuo a iniziare nuovi progetti, ma ho preso anche un’altra abitudine: tenere traccia delle cose. Ho cominciato a registrare gli episodi man mano che accadevano.

Un esempio è il libro che sto scrivendo per me. È un libro pensato per riportarmi alla mente il giovane felice che ero, così che quando lo riaprirò tra 10, 30 o 50 anni potrò rivedere quel sorriso gioioso.

Oltre all’abitudine di annotare le cose, dal mio anno sabbatico ho ricavato una convinzione: «Tutto comincia da me e posso trovare una soluzione». Durante il viaggio, non mi è mai passato per la mente di «arrendermi». Ogni volta che si presentava una nuova situazione, non cercavo di scappare e, continuando a buttarmi a capofitto nella ricerca di soluzioni, ho trovato coraggioe acquisitofiducia in me stessoSono riuscito anche a conquistare entrambe.


Quando sei più felice?

Si dice che la propria vocazione sia il lavoro che si svolge con un sorriso felice, come quello di un bambino. Credo che, per trovare un lavoro che dia questa gioia, sia necessario affrontare nuove sfide. Ogni sfida arricchirà la tua vita e la renderà speciale. Spero che tu possa scoprire una nuova versione di te stesso affrontando, una per una, le situazioni che ti si presenteranno in un ambiente nuovo.

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